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domenica 15 febbraio 2009

Il lavoro nobilita. Il precariato no.

Le proposte del PD contro la precarietà


Walter Veltroni

dalla Relazione alla Direzione Nazionale del Partito Democratico del 19 dicembre 2008


"Per questo all'Italia serve un nuovo sistema universale di ammortizzatori sociali a partire dal sussidio unico per i disoccupati e da un reddito minimo garantito per i precari.
Proponiamo un sussidio unico di disoccupazione, che sostituisca gli attuali istituti, che sia della durata massima di 2 anni, che sia finanziato in via assicurativa e sia strettamente collegato a politiche di formazione, di riqualificazione e reimpiego. Accanto a questo proponiamo l’introduzione di un reddito minimo garantito, che contrasti la povertà anche tra chi lavora solo per brevi periodi di tempo o tra chi non ha un lavoro da molto tempo. Un istituto di welfare universale che esiste in quasi tutti i paesi europei e che costituisce il completamento degli istituti di tutela del reddito.
E’ un'innovazione che risponde concretamente al dramma di milioni di milioni di persone, donne e giovani su tutti, e che dà il segno di quanto sia profonda la rottura col passato rappresentata dal riformismo del Partito Democratico. [...] Invece della flexicurity europea, nel nostro Paese, per quasi metà dei lavoratori c’è il massimo di flessibilità, senza alcuna sicurezza.Innovazione, per noi, significa un sistema capace di sostenere tutti i lavoratori, al di là del contratto, del settore e delle dimensioni dell’impresa nella quale operano, nel momento in cui ne hanno bisogno. Noi pensiamo a milioni di giovani, pensiamo alla loro vita, alle loro aspettative, alla loro frustrazione e alle loro speranze. Ieri c’era la mortificazione dei braccianti col cappello in mano, c’era l’alienazione della catena di montaggio. La precarietà senza futuro è il volto assunto oggi dallo sfruttamento. Il nostro riformismo non può chiudere gli occhi di fronte all’eterno susseguirsi di lavori precari che non conducono a nulla, di fronte all’inaccettabile prodursi di "vite di scarto", condizione comune di milioni di persone. E’ questo il contesto nel quale si può cominciare a pensare e a discutere apertamente, e certo è chiara a tutti voi la radicalità di questa possibile innovazione, della sperimentazione di un contratto unico, a tempo indeterminato, con tutela crescente nel tempo e con un ben organizzato sistema di premi e penalizzazioni per l’azienda, volto a favorire il consolidamento e la stabilità dei rapporti di lavoro
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martedì 15 luglio 2008

Raffaele, 18 anni

L'avevamo già detto a marzo, all'epoca del nostro incontro con il ministro del lavoro Cesare Damiano. A morire sui luoghi di lavoro sono soprattutto giovani, ragazze e ragazzi come noi. Spesso inesperti, perché la formazione costa, spesso precari. Eppure costretti a lavorare come gli altri, ed esposti al rischio come gli altri se non di più.

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Raffaele, 18 anni
di Walter Veltroni


Raffaele, diciott’anni ancora da fare, una vita onesta da operaio e un sogno da calciatore tenuto nel cassetto, è insieme un ragazzo come tanti e un eroe. Secondo le statistiche i morti sul lavoro sono qualcosa di più di tre ogni giorno, domeniche e Natale compresi.
Ormai ci vogliono le tragedie collettive, i sette siderurgici della Thyssen di Torino bruciati dall’olio bollente, o i sei poveri operai di Mineo morti asfissiati uno dopo l’altro in una cisterna avvelenata, per darci il senso dell’enormità di queste morti. Così Raffaele Chianese caduto dal quinto piano mentre stava istallando un condizionatore, per qualcuno sarà uno dei tre morti di sabato 12 luglio.
Per me ­ e credo per tantissimi con me ­ non è così. È un esempio, è una tragedia personale, è un lutto che tocca la nostra vita e la rende meno bella per mille motivi. Per la sua età, prima di tutto. Perché i minorenni uccisi sul lavoro sono ancora tanti, perché questa è una età di sogni e di speranze e Raffaele era tra quelli capaci di coltivarle queste speranze con amore e con fatica. Leggo che era il secondo di cinque figli di una famiglia «difficile», che da due anni viveva in un appartamento occupato a Scampia, nella «Vela rossa».
Le cronache da questo pezzo di Napoli sui giornali sono sempre le solite: vetri spezzati, tapparelle divelte, sotterranei scuri, un gran via vai di ragazzini in motorino. Vivere qui, scrivono, è sinonimo di pusher, sentinelle della camorra, spaccio. Raffaele no, per lui c’era la voglia di lavorare e di fare, sperando magari nell’ingaggio in qualche squadra di calcio a cinque. E il lavoro era diventato realtà da un paio di mesi con un contratto regolare: apprendista in un’azienda edile.
Contro i soldi facili e sporchi i soldi pochi e puliti, faticati lavorando sotto il sole nei cantieri o negli appartamenti da ristrutturare. Fino al tragico volo dal terrazzo di quell’attico di Casalnuovo: lavorava senza protezioni e senza esser legato, senza neppure il casco giallo in testa. Ma questo lo stabilirà un’inchiesta della magistratura.
Qualcuno ricaverà una morale a rovescio da questa storia. Dirà che in fondo tra soldi puliti e soldi sporchi non c’è gran differenza di pericolo e che i soldi sporchi sono tanti, ma tanti di più. Se vogliamo rendere onore a Raffaele dobbiamo fare il contrario. Trattarlo come chi ha fatto la scelta giusta, come chi ha davvero avuto il coraggio di mettersi a faticare (malgrado le tante delusioni dei lavoretti in nero che durano pochi giorni e non hanno futuro) per costruirsi una vita con le proprie mani. E farlo capire anche ai ragazzini della Vela rossa che hanno scelto l’altra strada. Ma dobbiamo anche lottare per mettere fine a queste morti ingiustificabili.
Gli strumenti, le leggi ci sono (e qualcuno nel governo attuale vorrebbe anche toglierle di mezzo perché le giudica troppo severe) si tratta allora di farle funzionare, di aumentare i controlli, di spiegare a tutti ­ anche alle minuscole ditte dell’edilizia ­ che gli incidenti si possono e si devono prevenire. È qualcosa che dobbiamo a Raffaele e a tutti gli altri che stanno appesi a un’impalcatura o in fabbrica.

lunedì 7 aprile 2008

Giovani ed eventuali

Mercoledì si terrà la prima iniziativa organizzata dai Giovani democratici della nostra provincia.

Giovani ed eventuali
Una generazione in bilico tra sicurezza e precarietà


La gran parte delle vittime sul lavoro sono giovani come noi. E' quindi un problema soprattutto nostro e che ci colpisce nel quotidiano. Ed è intimamente legato alla condizione di precarietà in cui lavorano tanti ragazze e ragazzi. Una precarietà che ci espone a scarsa informazione sulla sicurezza, bassa qualità della formazione, debolezza contrattuale, difficoltà di accesso al credito e alla casa. Eppure proprio dal lavoro vogliamo partire per costruire il nostro futuro.


L'occasione sarà l'incontro con il
ministro del lavoro
Parteciperà per introdurre l'argomento il giovane democratico Marco Fabozzi, 22 anni, esperto di prevenzione per la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Luogo e ora sono la sala conferenze del Palace Hotel di Gorizia (Corso Italia, 63) alle 16.30, mercoledì 9.




Qui di seguito il volantino dell'iniziativa: