lunedì 30 giugno 2008

Un venerdì a Trastevere

Riceviamo e pubblichiamo un articolo comparso su Liberazione il 21 giugno scorso, scritto da Luca Trinchieri, un ragazzo già laureatosi al SID a Gorizia.

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ROMA - C'è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana si diverte a Trastevere il venerdì sera. L'ora dell'aperitivo. Le vie attorno a piazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle di venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa. Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha tutta l'impressione di dover essere riempita. È la prima operazione contro i venditori ambulanti dopo l'entrata in vigore del decreto sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine pubblico. Mi fermo ad osservare, come molti altri.
I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la paura, la rassegnazione, fuorché l'istinto di scappare. È ammutolito. Un donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende quando l'agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano appoggiati gli orecchini e le collane che vendeva. «fammi mettere nella borsa, almeno!» dice all'agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco il mio permesso di soggiorno». [...] Nessuna risposta dall'agente, che se ne va e lascia il posto ad un collega, molto meno accomodante. «E muoviti, su!», dice senza accennare ad aiutarla a trasportare le sue cose. Lei, con lo stesso sorriso sul volto, chiude la valigia arancione e con le mani occupate dice «dove andiamo, di qua?», mascherando con l'orgoglio la paura che in fondo in fondo le sta crescendo.
Due metri più distante due ragazzini italiani, con il loro banchetto in tutto e per tutto uguale agli altri. Devono sbaraccare anche loro, ma gli agenti usano maniere molto più educate. Non li tengono per le braccia, non gli ammassano la merce. La ragazza raduna le poche cose che avevano in vendita. Lui è allibito, terrorizzato, e inizia a parlare nervosamente: «ve lo giuro, è la prima volta che vengo, lasciatemi andare». «Se prendiamo loro dobbiamo prendere anche voi», risponde un agente. Ma alla fine non sarà così. Il ragazzo si dispera, «sono di Roma, non posso credere che mi trattiate allo stesso modo che a quelli lì». Evidentemente è un discorso convincente. Si avvicina un signore in borghese che è lì a dirigere l'intera operazione. «Dottò, Capitano, Maresciallo, giuro che non lo farò mai più…». Si sbraccia, sembra un bambino appena messo in punizione dalla mamma. L'uomo in borghese si mostra irremovibile, ma si capisce subito che vuole solo dargli una lezione, e appena gli altri fermati – 7 persone, tutte straniere – non sono più a vista, lo lascia andare. A operazione conclusa vado dal signore in borghese, mi presento, «sono un giornalista e ho assistito alla scena. Perché avete fermato solo gli stranieri?», chiedo. La risposta è eloquente. «Portatelo via, identificatelo, e controllate – aggiunge guardandomi negli occhi – perché ha l'alito che puzza di birra». [...] Mi portano in due verso il ducato dove sono radunati gli stranieri, tenendomi strette le mani sulle braccia. Non mi era mai successo, prima, ed è una sensazione davvero sgradevole. «Questo per adesso è nell'elenco dei fermati» dice l'uomo alla mia destra, anche lui in borghese, ad un collega. Spalle alla camionetta, mani fuori dalle tasche, cellulare sequestrato. «Perché avete fermato solo gli stranieri?». L'uomo con la polo rosa, quello che mi stringeva da destra, mi risponde, anche se – dice – non sarebbe tenuto: «perché questi sono tutti irregolari». Balle, ho visto con i miei occhi la donna togolese dare il proprio permesso di soggiorno al poliziotto, prima. Ma non mi aspettavo certo una risposta veritiera. «Certo che non avevi proprio nient'altro di meglio da fare», dice con sprezzo uno degli agenti. «Ho fatto una domanda, voglio una risposta». L'uomo in rosa, che ha la mia carta d'identità e sta scandendo il mio nome per radio si gira verso di me, «hai finito di parlare?» grida. A quanto pare anche rispondere alle domande costituisce un grave errore, e infatti un terzo poliziotto, defilato fino a poco prima si indirizza a me dicendo «guarda che a fare così peggiori solo la tua situazione». Chiedo di sapere i loro nomi e gradi, come avevo fatto già con l'uomo in borghese al principio, convinto che per legge sia un loro dovere identificarsi. Un altro poliziotto – ma quanti ne ho attorno, quattro, cinque? – mi da la sua versione della legge. «Vedi qual è la differenza, è che io posso chiederti come ti chiami e tu non puoi chiedermi niente, chi comanda sono io». Un suo collega aggiunge: «certo, se lo vuoi mettere per iscritto è diverso, ma non te lo consiglio, la cosa si farebbe piuttosto scomoda». La minaccia mancava, in effetti. Interrompe la discussione l'uomo in rosa. «Luca!», e con la mano mi fa cenno di andare da lui. «Vuoi andare?» «Voglio una risposta alla mia domanda», insisto. «Non hai capito – si spiega – hai voglia di chiuderla qui questa storia o no?». «Non sono stupido, so quello che mi sta dicendo, ma io voglio la mia risposta». Mi accompagna lontano dal furgone, in piazza Trilussa. Davanti a me l'uomo che comanda l'operazione, quello dell'alito puzzolente. Mi chiedo se tornare da lui, ma mi rendo conto che nel gioco del muro contro muro il suo è molto più duro. Aspetto ancora in piazza, osservo l'operazione concludersi, fino all'istante i cui gli immigrati vengono caricati sul furgone che si mischia al traffico del lungotevere. Non c'è altro da fare, questa sera, se non raccontare in giro quello che ho visto. Questa triste deriva, quest'inverno italiano che avanza.
(21 giugno 2008)

martedì 17 giugno 2008

Il programma dei Giovani Democratici


Perché abbiamo costituito i Giovani Democratici?

Davanti a noi c'è un lungo cammino, tempo per molte iniziative, la necessità di darsi da fare. Un'utile e breve sintesi del programma del Coordinamento appena eletto, tratta dalla mozione a sostegno di Luca Corolli, coordinatore provinciale dei G.D.:
- Perchè i Giovani Democratici?
I Giovani Democratici sono uno strumento fondamentale per coinvolgere e far partecipare i giovani. Dobbiamo essere un organo attivo del PD, capace di fare proposte e di fornire una visione completa del mondo giovanile al nostro partito.

- Investire nei giovani, accrescere la partecipazione
L'Italia è un paese che soffre particolarmente la mancanza di ricambio generazionale all'interno delle forze politiche e delle istituzioni. L'elezione non è facilmente gestibile da un giovane, perchè deve apprendere troppo spesso da solo il funzionamento della macchina istituzionale con la quale devono lavorare. I giovani nel PD sono una risorsa fondamentale, pertanto se esso vuole proporsi come una forza realmente nuova dovrà appoggiarci e spendersi attivamente per la nostra formazione politica e culturale.

- Il coraggio di innovare e di ascoltare
Non si può più ragionare per ideologie contrapposte, il mondo attuale ci chiede risposte concrete a problemi reali. Una politica che chieda ai cittadini di seguire delle ideologie risulterà difficilmente una politica di successo, occorre stare vicini alle persone e subordinare le politiche ai desideri della popolazione, informandola adeguatamente e facendola partecipare nelle decisioni. Bisogna pertanto interloquire costruttivamente con le persone, per sanare quella difficoltà comunicativa che purtroppo caratterizza il centro sinistra. Ai giovani devono essere date opportunità di emergere, ma non gli devono essere regalati posti solamente "perchè giovani". Il PD deve coinvolgerci, e noi dovremo rendere conto delle opportunità a noi offerte.

- Problemi a noi vicini: famiglia e lavoro
I primi problemi con i quali deve scontrarsi un giovane che esce dal mondo dell'istruzione sono quelli di trovare un lavoro e di come poter mettere sù famiglia. I due problemi sono strettamente correlati: i posti di lavoro al giorno d'oggi sono principalmente precari, che non danno garanzie per il futuro, e nella nostra Provincia sono posti per lo più a bassa scolarizzazione, così chi ha molto studiato è spesso costretto ad emigrare, anche all'estero. Nella nostra Provincia occorre rivitalizzare il tessuto produttivo ed imprenditoriale attraverso la crescita dell'"economia della conoscenza". Anche la collaborazione transfrontaliera è un'importante fonte di opportunità che in questo senso si dovranno cercare di sfruttare.

- I grandi temi di oggi
Non solo le problematiche locali possono formare la coscienza critica di un giovane democratico, ma è necessario analizzare anche le problematiche nazionali e globali. Una visione critica ci è necessaria per analizzare compiutamente e sotto ogni diverso punti di vista e sfaccettatura i problemi dei nostri tempi, stimolando così le capacità di confronto, di sintesi e di mediazione. I principali problemi che abbiamo individuato essere di interesse per noi giovani sono quelli della parità tra i sessi, della laicità, quello inerente la questione energetica, che si lega con la questione del nucleare, dell'ambiente e dei rifiuti, il tema della sicurezza, il divario tra il Nord ed il Sud del mondo, i diritti umani troppo spesso violati, e la questione morale che risulta ancora irrisolta.

- Collaborazione sul confine
I Giovani Democratici non hanno paura delle sfide provenienti dal confine, anzi vogliono andare oltre le lingue e le ideologie che continuano a porre resistenze all'apertura dei confini. Non dovremo pertanto cercare collaborazione soltanto con le province confinanti di Trieste e di Udine, ma dovremo guardare anche al confine con la Slovenia come possibile fonte di opportunità e di cooperazioni.

- Comunicazione a misura di giovani
Dovremo intervenire frequentemente nel dibattito politico e culturale locale, e dovremo attivarci per realizzare un sito web, che non appaia troppo istituzionale ma che risulti interessante per i giovani, al fine di raccordare le nostre esperienze, mettere a disposizione materiali e proposte da noi realizzate e, soprattutto, di saper comunicare alle persone il nostro importante ruolo.

- Proposizioni politiche conclusive
I Giovani Democratici si attiveranno per:
  1. realizzare una consulta dei giovani provinciale, sosterranno la finalizzazione della consulta giovanile nel Comune di Gorizia,
  2. ricercheranno una maggiore espansione dei propri aderenti su tutto il territorio provinciale, ed effettueranno riunioni dell'assemblea e del coordinamento provinciale "itineranti" sul territorio provinciale,
  3. si propongono di ricercare soluzioni nuove per stimolare la partecipazione delle persone e dei giovani,
  4. cercheranno una maggior presenza e comunicatività con scuole ed università,
  5. si attiveranno per stimolare occasioni di formazione imprenditoriale,
  6. chiedono al PD sostegno, anche economico, e coinvolgimento,
  7. si auspicano la collaborazione ed il confronto con altre organizzazioni giovanili partitiche,
  8. agiranno per il raggiungimento degli obiettivi programmatici del programma dei Giovani per l'Unione redatto per le elezioni comunali di Gorizia nel 2007,
  9. si attiveranno per scongiurare il depotenziamento dei corsi universitari delle sedi distaccate sul territorio della Provincia di Gorizia.

lunedì 16 giugno 2008

Assemblea di Cormòns: eletto il Coordinamento provinciale GD


Nuova tappa nella costruzione del Partito Democratico nella nostra provincia. L’Isontino è, infatti, una delle prime realtà in Italia in cui sono nati e si sono organizzati i Giovani Democratici, il movimento giovanile del PD.

Si è svolta sabato 14 giugno alla Sala Civica di Palazzo Locatelli, a Cormòns, l’Assemblea costituente dei GD della Provincia di Gorizia. I lavori, inziati alle 10.30 e proseguiti fino alle 16.30, hanno visto la presenza, tra gli altri, del segretario provinciale del PD, Omar Greco, e del parlamentare Ivano Strizzolo. I giovani, tutti di età compresa tra 16 e 28 anni, hanno animato un articolato dibattito e costituito, durante la giornata, tre gruppi di lavoro, approfondendo i temi di “Scuola e università”, “Laicità e democrazia” e “La nuova classe dirigente”. Quest’ultimo tavolo ha visto la presenza dell’assessore comunale di Ronchi, Enrico Masarà, e dell’ex sindaco di Gorizia, Vittorio Brancati.



Il momento culminante dell’Assemblea è coinciso con l’elezione del primo Coordinatore provinciale dei Giovani Democratici, il goriziano Luca Corolli, che ha presentato all’Assemblea un’articolata mozione sui principali obbiettivi e valori del nuovo gruppo giovanile.

Questo invece è il Coordinamento provinciale, composto da sedici membri eletti:

Valentina Buran
Manuel Bernardel
Giulia Cragnolini
Marco Brandolin
Giulia Cristofoli
Francesco Cristin
Chiara Dall’Osto
Michele Di Lorenzo
Giulia Trevisan
Marco Fabozzi
Alice Zanon
Andrea Lucietti
Tommaso Milocco
Marco Rossi
Luca Tringali
Federico Vidic

Come Tesoriere provinciale è stato indicato Carlo Andrea Rojic, Addetti stampa sono Elena Mazza e Marco Magalini, mentre il Referente giovani amministratori del PD è Fernando Gradenigo. Referente per l'Università di Trieste è Federico Nastasi.
L’Assemblea ha anche eletto la Commissione provinciale di Garanzia, composta da Stefano de Fabris, Nicola Donda e Andrea Gradenigo.

Il nuovo Coordinamento rappresenta una platea di oltre quattrocento giovani che hanno votato alle primarie del PD nella nostra provincia, insieme ad un discreto numero di giovani amministratori locali, circoscrizionali e comunali operanti nel territorio. Il panorama è completato da un vivace nucleo di studenti fuori sede che hanno scelto le facoltà goriziane per i propri studi universitari. Il neonato gruppo giovani, tra l’altro, è già stato protagonista della recente visita di Veltroni a Gorizia, e di un’iniziativa su “Lavoro e sicurezza” con l’ex Ministro del Lavoro, Cesare Damiano.

«Abbiamo molti progetti in cantiere – ha dichiarato Luca Corolli (che è anche consigliere di quartiere a Straccis) – e il primo sarà seguire da vicino l’istituzione della Consulta giovanile a Gorizia. Vogliamo rendere i ragazzi protagonisti del proprio futuro – ha aggiunto –, e sin da subito cominceremo una serie di incontri itineranti nel territorio, proprio per coinvolgere quanti più giovani possibile».

E per finire... le foto dell'assemblea:

Per innovare il nostro avvenire

La mozione approvata dall'Assemblea provinciale

Mozione collegata alla candidatura di
LUCA COROLLI
Coordinatore provinciale dei Giovani Democratici

SOMMARIO
· Perché i Giovani Democratici?
· Investire nei giovani, accrescere la partecipazione
· Il coraggio di innovare e di ascoltare
· Problemi a noi vicini: famiglia e lavoro
· I grandi temi di oggi
· Collaborazione sul confine
· Comunicazione a misura di giovani
· Proposizioni politiche conclusive

Perché i Giovani Democratici?

Giovani Democratici: il movimento giovanile del Partito Democratico sta nascendo ora, su radici forti che non lo vogliono come un unione tra i movimenti giovanili dei due partiti fondanti il PD, ma come un vero luogo aperto in grado di coinvolgere tutti, anche e soprattutto chi era prima estraneo alla politica. I Giovani Democratici nascono con un’idea forte: creare un luogo di discussione e di formazione dove trovare una risposta al desiderio di trovarci e sentirci utili, insieme, per la nostra comunità e per il nostro Paese.Noi abbiamo raccolto questa sfida: anche qui a Gorizia, in una provincia piccola e marginale, segnata dalla storia, ma oggi di nuovo al centro dell’Europa che noi sentiamo come la nostra seconda Patria.

Siamo nati dopo la fine delle grandi esperienze politico-culturali del Novecento, mettendo in comune competenze diverse, del mondo del lavoro, della scuola e dell’università, perché vogliamo essere la vera novità per la politica della provincia di Gorizia e di tutti i suoi comuni. Giovani che condividono un’aspettativa, che insieme è una domanda rivolta a noi e agli adulti: può esistere, e quale può essere, oggi, il ruolo dei giovani all’interno della dimensione politica? Quali spazi propositivi possono aprirsi ai giovani che vogliono impegnarsi nella società?

(per leggere tutta la mozione clicca qui)

venerdì 6 giugno 2008

Come partecipare all'Assemblea costituente

Cara/o amica/o democratica/o,

stanno nascendo anche nella nostra provincia i circoli dei Giovani Democratici. Sono il movimento dei giovani che si riconoscono nel Partito Democratico: uno dei tasselli che lo completa.

Nella nostra provincia, un po’ spontaneamente, un po’ perché c’era un affiatato gruppo di ragazze e ragazzi che si erano avvicinati alla politica, è attivo da alcuni mesi un gruppo giovanile del PD. Ora però la fase di “autogestione” deve lasciar spazio a un’organizzazione più efficiente: è necessario per iniziare un percorso di iniziative, dibattiti, momenti di formazione politica e di confronto tra di noi.

Il prossimo 14 giugno, a Cormòns, si terrà l’Assemblea Costituente dei Giovani Democratici. Sarà l’atto di nascita “formale” per così dire, dei G.D., ma soprattutto un momento di confronto, dibattito, crescita personale e politica. Per questo, abbiamo previsto 3 tavoli tematici (“Scuola e università in Italia” – “Per una nuova classe dirigente” e “Laicità e democrazia”): puoi scegliere a quale di questi partecipare. Al termine, dopo aver tirato le somme della giornata, eleggeremo il Coordinatore provinciale e il Coordinamento.
A tal proposito, per poter votare il coordinamento, se non hai votato alle primarie del 14 ottobre 2007, devi pre-iscriverti mandando una mail (vd. il box qui a sinistra) a giovanipdgorizia@gmail.com entro lunedì 9 giugno.
Per candidarsi c'è invece tempo fino a martedì.
Se non vuoi candidarti, il gruppo di Giovani Democratici sta comunque predisponendo una lista di candidatura al Coordinamento per rappresentare il più possibile il territorio della Provincia, e i ragazzi che si sono impegnati in questi mesi.

Ti invitiamo a seguire sul blog le comunicazioni dei prossimi giorni: potranno esserti di chiarimento. Inoltre, inviando una mail a giovanipdgorizia@gmail.com potrai iniziare a ricevere la newsletter dei G.D.

Se non riesci ad essere presente a tutta l’assemblea (che inizia alle 10.30, e dopo la divisione in gruppi tematici, finirà attorno alle 16.00), puoi partecipare almeno a parte di essa.

Estendi pure l’invito ai tuoi amici,
Ti aspettiamo,

i Giovani Democratici della Provincia di Gorizia

giovedì 5 giugno 2008

Dobbiamo crescere con le nostre gambe


di Stefano de Fabris

La sfida generazionale segnerà i destini a livello globale nel volgere di pochi decenni.
Il confronto sarà sempre lo stesso, fra chi avanza e chi si difende. E il primo aspetto che colpisce profondamente confrontando i paesi industrializzati con quelli emergenti è quanto siano “giovani” i popoli del sud del mondo, rispetto ad un occidente agiato e sempre più “vecchio”. Mai quanto oggi è evidente questo scarto che condizionerà, in pieno, la vita di chi ha oggi venti-trent’anni nonché dei più giovani.
Chi saranno i protagonisti di questa competizione ce lo dice ormai la cronaca: fra tutti Cina e India. Due modelli diversi, che si contenderanno nei prossimi decenni il primato con l’attuale, solitaria superpotenza, gli Stati Uniti. Un confronto che a breve sembra privilegiare il “gigante rosso”: crescita del Pil, competitività sfrenata, primati nella produttività e nell’attrazione di capitali stranieri. Ma che nel volgere di qualche decennio potrebbe consegnare la palma dell’egemonia economica mondiale all’altro protagonista d’oriente: l’India, oggi il più grande paese democratico al mondo.
Il subcontinente è infatti una democrazia che niente ha da invidiare alla nostra: un sistema parlamentare collaudato, governi che si alternano senza sussulti, libertà civili (forse più spesso a parole che nei fatti) garantite. Lo stesso sistema economico e produttivo risente di questa impostazione. E il segreto, secondo demografi ed economisti, è la mancata coercizione sulle nascite praticata invece in Cina. «Oggi l’India ha 200 milioni di giovani fra i 15 e i 24 anni di età, cioè più dell'intera popolazione del Brasile – dice il demografo dell’università di Harvard, David Bloom – e il 70% dei suoi abitanti hanno meno di 35 anni». «Siamo esattamente complementari ai vostri paesi ricchi – commenta il presidente degli industriali indiani Seshasayee – perché abbiamo la risorsa che a voi mancherà di più: una sovrabbondanza di giovani competitivi, motivati, entusiasti e pieni di fiducia nel futuro».
Non si tratta di falso ottimismo, i numeri già oggi parlano chiaro: il Politecnico di Nuova Delhi sforna ingegneri del tutto paragonabili a quelli Italiani, quanto a quantità e livello di conoscenze e tecnologie. Prova di questo è la volontà dell’Alcatel (azienda di telecomunicazioni che detiene il 60% del mercato mondiale nel campo degli apparati di telefonia fissa) di prendere in considerazione di delocalizzare il proprio centro di ricerca da Vimercate (MI) in India. Per questo motivo il modello di sviluppo indiano è certamente “più pericoloso” – perché più concorrenziale – di quello cinese (che difetta di qualità, tutele e verifiche), ma allo stesso tempo “meno pericoloso” perchè basato su un sistema di valori democratici. Se a questo aggiungiamo la preferenza di Delhi a rapportarsi all’esempio europeo piuttosto che a quello Usa, potremmo davvero affermare che l’India tra venti anni sarà come la Romania oggi. Se aggiungiamo a questo i dati del rapporto Eurispes 2007, i quali indicano che l’Italia è il paese europeo dove si investe meno in ricerca e in cui i giovani hanno sempre minor intesse per la cultura tecnico-scientifica, si ha l’idea del quadro desolante in cui si trova il nostro paese.
Ma che risposta può offrire il sistema Italia, e nel piccolo la nostra realtà isontina, ad una sfida generazionale di tali proporzioni? Noi, parte della regione Friuli Venezia Giulia che da sola detiene il triste primato di più bassa natalità e di maggiore invecchiamento della popolazione a livello mondiale? Di sicuro questi cambiamenti non potranno essere gestiti dai “vecchi arnesi” dell’apparato burocratico-economico-politico che troppo spesso emergono o riemergono sulla scena. Noi ci fidiamo dei “vecchi” (vedi il nostro parlamento, specie il senato), mentre per l’Italia sembrano lontani i casi dell'ex-premier inglese Tony Blair o del conservatore David Cameron, leader a trent’anni.
Occorre una vera svolta dettata dalle nuove generazioni. I partiti, e il PD in particolare, devono promuovere e non bloccare il rinnovamento. I Giovani Democratici devono essere il motore autonomo di questa sfida, e l'assemblea di Cormòns sarà il primo tassello di un più ampio movimento che deve coinvolgere tutta la provincia di Gorizia, per renderla protagonista in regione, per poi guardare verso traguardi più alti. Siamo piccoli, e solo l'eccellenza ci potrà salvare. E dare un po' di speranza a chi, soprattutto giovani laureati, potrà trovare un futuro più facilmente fuori dall'Isontino che a casa propria.
Ma ancor di più sentiamo il bisogno di un cambio di mentalità. “Finti” giovani, che pensano come i gerontocrati che li hanno formati e cullati per crescerli come “cloni”, non possono rappresentare il domani. Le liste bloccate per il Parlamento hanno portato i "giovani" a Montecitorio, ma in un modo (scelta dall'alto) che è meglio dimenticare. Dobbiamo crescere con le nostre gambe.
E tutto questo ce lo ricorda l’India.

mercoledì 4 giugno 2008

Movimento o amministrazione?

Un intervento di Marco Rossi, per sviluppare un dibattito sulla "mission" dei Giovani Democratici, alla luce delle scelte che a breve faremo sulle persone che, dal coordinamento, ci "guideranno".

Nei prossimi giorni ci troveremo assieme per discutere della composizione del Coordinamento. Inevitabilmente, faremo delle scelte.
In un gruppo che, a me pare, è piuttosto affiatato e molto cresciuto di numero rispetto a 6-7 mesi fa, ci sono inevitabilmente opinioni diverse su come funziona un movimento politico giovanile, aspettative differenti e diversi interessi.
Certamente, dovremmo investire nel futuro: un'organizzazione giovanile è solida se si gharantisce che ci sia un costante ricambio in essa, dall'altra parte dovremo garantirci dei "referenti territoriali". E altri ragazzi o ragazze saranno i nostri responsabili "tematici".
Tuttavia, la scelta della "squadra" fa emergere un'altra questione, piuttosto dirimente e non semplice. I "Giovani democratici" dovranno essere più "movimentisti" o più un centro di formazione amministrativa?
E anche: più focalizzati sulle grandi tematiche del nostro tempo, o sullo sviluppo di una politica che nasce dal territorio, che fa emergere le istanze dal basso.
Certamente ci sono pro e contro in tutto. Io, personalmente, ritengo che un equilibrio possa e debba essere trovato.
Un'organizzazione politica giovanile ha un ruolo, io credo, che è fondamentalmente quello di sviluppare una coscienza critica, un ragionare politico: portare un ragazzo tra i 16 e i 29 anni a interrogarsi in maniera seria sui problemi sociali ed economici del suo tempo, e svilupparne la capacità di analisi fino a portarlo a soffermarsi sul COME una situazione negativa si può superare. Ovvero: il parlare di programmi, idee, ecc., non può nascere se non da un'analisi delle situazioni esistenti.

Anche perché, da un lato sono le tematiche nazionali quelle su cui si misura il grado di consenso di una grande formazione politica come il Pd che mira a rappresentare il centrosinistra italiano e la sua tradizione riformista. Dall'altro lato, la politica che nasce dal territorio non può esimere dal confrontarsi con tematiche nazionali (il disagio sociale, il precariato, l'efficacia del sistema dell'istruzione e formazione, solo per fare degli esempi), perché altrimenti finisce per non porsi degli obiettivi di miglioramento dell'esistente, anche a livello locale, e si riduce a semplice amministrazione. Magari ottima amministrazione, ma priva di una visione di lungo termine, capace di incidere davvero sul mondo in cui viviamo.
E io, personalmente, credo che questo sia lo scopo vero del fare politica: migliorare l'esistente, contribuire, ad ogni livello, magari a piccoli passi, a creare una società più equa, più giusto, capace di dare a ciascuno le opportunità che merita.
Peraltro, tutto questo non riduce altri aspetti altrettanto importanti:
- il fatto di essere il "pungolo" rispetto al Pd su molti temi, beneficiando della maggiore facilità di sviluppare un dibattito sincero su molte questioni: in questo senso l'organizzazione giovanile può essere un vero stimolo al Partito democratico, e pertanto dovremo sempre mantenere costante il confronto su temi nazionali: ottima l'idea dei Tavoli tematici sul sistema universitario e scolastico, sul rinnovo delle classi dirigenti, sulla laicità.
- siamo l'interlocutore privilegiato del Pd quando si parla di politiche giovanili: mi piace ricordare, ad esempio, l'importante ruolo avuto da Sinistra giovanile e Giovani della Margherita nella stesura della Legge regionale sulle politiche giovanili, approvata ad aprile 2007 (e per la cui applicazione dovremo batterci!);
- siamo forse l'unico luogo rimasto in cui si fa formazione politica, ad ogni livello: dal formare il futuro consigliere comunale, al formare il cittadino ai problemi del suo tempo. La mia è un'idea "ampia", estesa, della formazione politica;
- non possiamo esimerci da un impegno universitario e studentesco: perché anche in questi luoghi si forma il futuro cittadino; anche qui si fa "cultura", ci si confronta; e anche si fa "battaglia culturale" contro la destra, la cui infiltrazione nelle scuole è ormai preoccupante.
Ecco, penso che dovremo porci degli obiettivi alti.

Che troveranno modo di esplicarci a livello locale. Su tematiche nazionali potremmo agire partecipando a petizioni, raccolte di firme ecc., con dibattiti e iniziative di formazione.
Mentre strumenti di analisi della società esaminati su problemi più "astratti", ci aiuteranno ad affrontare problemi della nostra provincia, della nostra scuola, della nostra università.
Quindi, se volete chiamatemi "movimentista".

di Marco Rossi

Regolamento per la Costituente dei Giovani Democratici

Approvato il regolamento per la costituzione dei Giovani Democratici nel Friuli Venezia Giulia. Il documento è stato elaborato dal Gruppo di lavoro regionale Under30 costituito nel novembre scorso dall'Assemblea regionale del Pd. Nella formulazione del regolamento, discusso il 10 maggio a Udine ed approvato ieri con alcuni emendamenti, un ruolo fondamentale è stato giocato proprio dalla delegazione isontina, con i suoi due componenti Marco Rossi e Federico Vidic.

Di seguito il Regolamento.
L'assemblea costituente provinciale si terrà nella nostra provincia sabato 14 giugno a Cormòns.

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Art. 1 – Convocazione delle Assemblee costitutive
a. Sono convocate, in ciascuna provincia, le Assemblee costitutive dei Giovani Democratici entro il 12/07/2008 per procedere all’elezione, laddove non ancora avvenuta, dei Coordinatori e dei Coordinamenti provinciali dei Giovani Democratici.
b. Nei casi in cui sia già stato costituito il Coordinamento provinciale, viene data comunicazione della sua composizione al Gruppo di lavoro regionale giovanile (di seguito: GLR) costituito secondo deliberazione dell’Assemblea regionale del PD, ferma restando la possibilità di ampliare, in ogni momento, il Coordinamento secondo quanto previsto dall’art. 7, comma c, delle presenti norme.
c. Il GLR può, qualora lo richiedano particolari condizioni locali, derogare una delle province a procedere all’elezione del Coordinamento in un momento successivo. I termini della deroga sono stabiliti all’occasione, sentita la parte interessata.


Art. 2 – Platea dei partecipanti
a. Concorrono a formare la platea dei Giovani Democratici i votanti alle Primarie del PD che alla data dell’Assemblea non abbiano compiuto 29 anni.
b. All’atto di partecipazione dell’Assemblea essi devono formalizzare l’iscrizione presso un Circolo dei Giovani Democratici costituito nel territorio provinciale.
c. Partecipano altresì coloro che si iscrivono ad un Circolo entro e non oltre cinque giorni prima della data di convocazione dell’Assemblea. La richiesta di iscrizione deve essere presentata dall’interessato e non è ammessa la presentazione per delega.


Art. 3 – Convocazione e notizia dell’Assemblea
Gli aventi diritto devono essere avvertiti della convocazione dell’Assemblea tramite lettera, e-mail, a mezzo stampa o con ogni altro mezzo atto a favorire la più ampia partecipazione possibile, almeno sei giorni prima della data dell’Assemblea.


Art. 4 – Candidature
a. Entro le ore 21 del quarto giorno precedente la data dell’Assemblea sono presentate, presso la sede provinciale del Partito Democratico competente, le mozioni programmatiche e le mozioni collegate alle candidature a Coordinatore provinciale.
b. Le candidature a Coordinatore, presentate da almeno quindici aventi diritto, devono essere accompagnate da una mozione programmatica e dalla lista di candidati al Coordinamento provinciale, composta, al fine di garantire nei termini del possibile la parità di genere, secondo alternanza di genere per almeno i primi due terzi di componenti della lista. La lista può presentare l’indicazione di uno o più Vicecoordinatori.
c. Le candidature, corredate da mozione e lista, vengono comunicate alla mailing list provinciale dei Giovani democratici entro il terzo giorno precedente la data dell’Assemblea. In alternativa, sono pubblicate a mezzo stampa.

Art. 5 – Presidenza e Commissione di garanzia
a. L’Assemblea, appena costituitasi, elegge a maggioranza semplice il proprio Presidente e il Comitato di presidenza, composto da altri due membri, che ne coordina i lavori, vaglia la regolarità delle candidature e delle operazioni di voto e ne dichiara i risultati, procedendo altresì a redigerne un verbale.
b. Eletta la presidenza, l’Assemblea delibera a maggioranza assoluta se eleggere una Commissione di garanzia provinciale, composta di tre membri, e fissa il termine di presentazione delle candidature.
c. Qualora prevista, la Commissione di garanzia è eletta a scrutinio segreto, esprimendo fino ad un massimo di tre preferenze.


Art. 6 – Elezione del Coordinatore
a. L’elezione del Coordinatore e del Coordinamento ad esso collegato avviene a scrutinio segreto con il principio “una testa, un voto”.
b. Non è ammesso il voto per delega. La presidenza può verificare l’identità dei votanti chiedendo l’esibizione di un documento d’identità valido.
c. Risulta eletto il candidato che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti; in caso contrario si procede a ballottaggio tra i due candidati più votati.


Art. 7 – Elezione del Coordinamento
a. Il Coordinamento provinciale, escluse le figure individuate per funzioni, è composto da un numero di membri fissato da ogni provincia. Il numero dei componenti viene comunicato al GLR, entro dieci giorni dalla data dell’Assemblea, insieme alla data in cui si terrà l’elezione, dai suoi componenti eletti in quella Provincia.
b. L’elezione del Coordinamento si effettua a scrutinio di lista con sistema proporzionale. La ripartizione dei seggi fra le liste concorrenti all’elezione viene effettuata adottando il metodo d’Hondt. Nell’attribuire i posti si scorre l’ordine di lista fino a completare la quota eletta.
c. Il Coordinamento può deliberare, con maggioranza di due terzi dei membri effetti, e sentita la Commissione provinciale di garanzia, qualora prevista secondo l’art. 5, di cooptare ulteriori componenti espressione di aree territoriali sottorappresentate.
d. Al fine di garantire l’elezione del candidato coordinatore non eletto, i candidati Coordinatori figurano sempre al primo posto della rispettiva lista.


Art. 8 – Candidatura unica
Qualora sia stata presentata una sola candidatura a Coordinatore, questa, assieme alla lista e alla mozione ad essa collegate, deve essere approvata dall’Assemblea a maggioranza assoluta.


Art. 9 - Norma di rinvio
Quanto non previsto dalle presenti norme è rimandato all’autonomia decisionale di ciascuna provincia e alla compatibilità con le previsioni dello Statuto nazionale del Partito Democratico.

lunedì 2 giugno 2008

Festa della Repubblica: "Non facciamo passi indietro"

Il Presidente Napolitano in occasione della Festa della Repubblica: Un rinnovato sforzo della comunità nazionale che poggi sui principi e gli indirizzi della Costituzione che la Repubblica si diede sessant'anni fa. Cittadini e istituzioni facciano la loro parte nell'interesse generale. Costruiamo insieme un costume di rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità.

Di seguito, il testo integrale del messaggio che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della Festa Nazionale della Repubblica ha rivolto dalle sale del Quirinale in cui è ospitata la mostra "L'Eredità di Luigi Einaudi":

"Per voi che ascoltate auguro innanzitutto che la festa del 2 giugno possa rappresentare un momento di serenità. Ricordiamo in queste settimane – con la mostra che vedete – la figura di Luigi Einaudi, grande studioso, maestro di vita civile e uomo delle istituzioni, che nel 1948 fu eletto Presidente della Repubblica. Ma questa giornata è l’occasione per ricordare anche come nacque, oltre sessant’anni fa, la Repubblica: tra grandi speranze e potendo contare sulla volontà allora diffusa tra gli italiani di ricostruire e far rinascere il paese, in un clima di libertà, attraverso uno sforzo straordinario di solidarietà e unità. E’ qualcosa che vale la pena di ricordare perché l’Italia, divenuta un paese altamente sviluppato, avrebbe oggi bisogno di uno sforzo simile, per la complessità dei problemi che sono dinanzi alla società e allo Stato, in un mondo profondamente mutato. Riuscimmo in quegli anni lontani a risalire dall’abisso della guerra voluta dal fascismo, e a guadagnare il nostro posto tra le democrazie occidentali. E abbiamo poi superato tante tensioni e prove. Non possiamo ora permetterci di fare un passo indietro ; sapremo – ne sono certo – uscire dalle difficoltà e farci valere ancora una volta, grazie a un forte impegno e slancio comune. Su quali basi un rinnovato sforzo della nostra comunità nazionale debba poggiare, lo dicono i principi e gli indirizzi della Costituzione che la Repubblica si diede sessant’anni fa, in meno di due anni dal referendum e dalle elezioni del giugno 1946. Ma non posso tacere la mia preoccupazione, in questo momento, per il crescere di fenomeni che costituiscono invece la negazione dei principi e valori costituzionali: fenomeni di intolleranza e di violenza di qualsiasi specie, violenza contro la sicurezza dei cittadini, le loro vite e i loro beni, intolleranza e violenza contro lo straniero, intolleranza e violenza politica, insofferenza e ribellismo verso legittime decisioni dello Stato democratico. Chiedo a quanti, cittadini e istituzioni, condividano questa preoccupazione, di fare la loro parte nell’interesse generale, per fermare ogni rischio di regressione civile in questa nostra Italia, che sente sempre vive le sue più profonde tradizioni storiche e radici umanistiche. Costruiamo insieme un costume di rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità, mettiamo a frutto le grandi risorse di generosità e dinamismo che l’Italia mostra di possedere. Buona festa della Repubblica a tutte le italiane e gli italiani.