domenica 27 aprile 2008

Coordiniamoci!

Verso la costituzione dei Giovani democratici. Come scegliere i coordinatori provinciali? Come far nascere il movimento giovanile del Pd?

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Un po' in tutta Italia si sta avviando il processo di costituzione del movimento giovanile del Pd.
Per ora all'insegna del fai da te, con regioni e province diverse che seguono, e hanno seguito, strade diverse. Così ci sono realtà, anche nella nostra regione, dove c'è già da mesi un coordinatore/portavoce, con diritto (previsto dallo Statuto del Pd) di partecipare alle sedute del Direttivo provinciale. In altre realtà, non vi son strutture ben definite ma è già stato svolto tanto lavoro. Purtroppo vi sono poi anche realtà dove i rapporti tra ragazze e ragazzi proveniente da gruppi ed esperienze politiche diverse non sono idilliaci.

Possiamo ben dire che, nella nostra provincia, si stia lavorando bene e i rapporti tra noi sono buoni (bè, almeno spero dai... eh eh).

Urge però ovviamente iniziare a riflettere anche nella nostra provincia su come procedere per un maggiore radicamento e darci una struttura maggiormente definita.

Vi faccio partecipi di alcune mie considerazioni, sperando di stimolare online un dibattito che, in ogni caso, ci troveremo ad affrontare nelle prossime settimane. Prima ancora di "coordinatori", "portavoci" ed altre etichette che lasciano il tempo che trovano, quel che serve è il radicamento in tutta la Provincia: in specie nella sinistra Isonzo (Monfalcone, Ronchi, S.Canzian...) dove siamo poco presenti. C'è poi da partire con la formazione politica.
Insomma ritengo che i contenuti vengano prima della forma. Certo è che urge essere rapidi anche nelle forme, soprattutto se vogliamo evitare che regole e soluzioni ci vengano calate dall'alto.

Sul come costituire il movimeno giovanile del Pd, si dibatte già. Tra ipotesi di primarie aperte e quelle di assemblee. Ipotesi di eleggere coordinatori e basta, o anche dei "direttivi" (che a me paiono inutili stante il limitato, per ora, numero di aderenti...).
Voi che ne pensate?

(Marco Rossi)

venerdì 25 aprile 2008

25 aprile / 2


Lettera di condannati a morte della Resistenza

Achille Barilatti
anni 22, fucilato il 23 marzo 1944

Studente in scienze economiche e commerciali - nato a Macerata il 16 settembre 1921 -. Tenente di complemento di Artiglieria, dopo l'8 settembre 1943 raggiunge Vestignano sulle alture maceratesi, dove nei successivi mesi si vanno organizzando formazioni partigiane - dal Gruppo " Patrioti Nicolò " è designato comandante del distaccamento di Montalto -. Catturato all'alba del 22 marzo 1944, nel corso di un rastrellamento effettuato da tedeschi e fascisti nella zona di Montalto - mentre 26 dei suoi sono fucilati immediatamente sul posto e 5 vengono salvati grazie al suo intervento, egli viene trasportato a Muccia (Macerata) ed interrogato da un ufficiale tedesco ed uno fascista -. Fucilato senza processo alle ore 18,25 del 23 marzo I944, contro la cinta del cimitero di Muccía Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Mamma adorata,
quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l'Italia sarà di nuovo grande. Da Dita Marasli di Atene potrai avere i particolari sui miei ultimi giorni.
Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l'Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho amata. Ci rivedremo nella gloria celeste.
Viva l'Italia libera!
Achille

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Bruno Frittaion
anni 19, fucilato il 1 febbraio 1945 a Tarcento (UD)

Studente - nato a San Daniele del Friuli (Udine) il 13 ottobre 1925 -. Sino dal 1939 si dedica alla costituzione delle prime cellule comuniste nella zona di San Daniele - studente del III corso di avviamento professionale, dopo l'8 settembre 1943 abbandona la scuola unendosi alle formazioni partigiane operanti nella zona prende parte a tutte le azioni del Battaglione "Písacane", Brigata "Tagliamento", e quindi, con funzioni di vice-commissario di Distaccamento, dei Battaglione "Silvio Pellíco " -. Catturato il 15 dicembre 1944 da elementi delle SS italiane, in seguito a delazione, mentre con il compagno Adriano Carlon si trova nella casa di uno zio a predisporre i mezzi per una imminente azione - tradotto nelle carceri di Udine - più volte torturato -. Processato il 22 gennaio 1945 dal Tribunale Militare Territoriale tedesco di Udine -. Fucilato il 1 febbraio 1945 nei pressi dei cimitero di Tarcento (Udine), con Adriano Carlon, Angelo Lipponi, Cesare Longo, Elio Marcuz, Giannino Putto, Calogero Zaffuto e Pietro Zanier.

Edda
voglio scriverti queste mie ultime, e poche righe. Edda, purtroppo sono le ultime si, il destino vuole così, spero ti giungano di conforto in tanta triste sventura.
Edda, mi hanno condannato alla morte, mi uccidono; però uccidono il mio corpo non l'idea che c'è in me. Muoio, muoio senza alcun rimpianto, anzi sono orgoglioso di sacrificare la mia vita per una causa, per una giusta causa e spero che il mio sacrificio non sia vano anzi sia di aiuto nella grande lotta. Di quella causa che fino a oggi ho servito senza nulla chiedere e sempre sperando che un giorno ogni sacrificio abbia il suo ricompenso. Per me la migliore ricompensa era quella di vedere fiorire l'idea che purtroppo per poco ho servito, ma sempre fedelmente.
Edda il destino ci separa, il destino uccide il nostro amore quell'amore che io nutrivo per te e che aspettava quel giorno che ci faceva felici per sempre. Edda, abbi sempre un ricordo di chi ti ha sempre sinceramente amato. Addio a tutti.
Addio Edda

25 aprile / 1

25 aprile, Festa della Liberazione


Oggi è il compleanno dell'Italia
di Walter Veltroni
leggi tutto...


- Perugia: dalla Liberazione i valori della Costituzione

- Sindaco di Matera: Liberazione sia esempio per la lotta alla criminalità organizzata

- Lo strano 25 aprile di Berlusconi

lunedì 21 aprile 2008

Gorizia e il messaggio democratico

di Federico Vidic

Questa tornata elettorale, politiche e soprattutto regionali, ha chiuso un ciclo. Un'epoca è terminata anche a Gorizia e nella sua provincia, un'epoca che era cominciata nel 2002, con la straordinaria vittoria del centrosinistra nel capoluogo. Dalla conquista del municipio, alle regionali dell'anno seguente, fino al (risicato) ritorno di Prodi al vertice del Paese, Gorizia è stata l'apripista di un processo che è poi proseguito all'inverso, quando Romoli ha spianato a Tondo la strada per Piazza Oberdan, assieme all'ondata Silvio-Umberto, di nuovo installati a Palazzo Chigi.

Il capoluogo isontino si trova, suo malgrado, ad anticipare le tendenze più profonde della politica regionale e nazionale. Qui si sono sperimentate formule e progettualità innovative, che hanno poi trovato ampio spazio ai livelli più alti - non dimentichiamo che già Brandolin nel 1997 e Rupeni nel 1998 proponevano agli elettori delle liste unitarie dell'Ulivo! Scelte lungimiranti, senza le quali sarebbe insensato immaginarsi tutte le tappe successive, che hanno condotto all'elezione di Brancati al Comune e di Illy alla Regione.

Abbiamo di fronte a noi, quindi, tre anni di lavoro, prima della scadenza più vicina, quella delle Provinciali 2011 (tralasciando le Europee del prossimo anno). Un triennio impegantivo, che non può risolversi nel vivacchiare intorno alle residue istituzioni governate (i diversi Comuni e la Provincia), aspettando gli eventi. E' necessario fin da subito riflettere sulle cause profonde della "stagnazione" e del regresso del centrosinistra. Immaginare non solo le formule elettorali (Pd da solo o coalizione larga, rapporti con l'Arcobaleno, le Civiche, l'Udc addirittura). Ma soprattutto ricostruire un progetto culturale. Sottolineo questo aspetto. Oggi non si capisce qual è la proposta realmente alternativa rispetto al "berlusconismo" imperante. Un uomo, un messaggio (anti-)culturale che continua a vincere da quasi quindici anni, che sembra aver permeato di sé una larga, e tendenzialmente maggioritaria, fascia del nostro Paese. E che a Gorizia e nel grosso della Destra Isonzo non pare aver concorrenti.

La novità, e il "campanello d'allarme" che finalmente risuona chiaro a tutti, è che lo sfondamento è avvenuto anche nel Monfalconese. Tondo è cresciuto di molto, rispetto al risultato di Alessandra Guerra, anche nella città dei Cantieri. L'unico consigliere comunale della Rocca è Razzini, della Lega Nord. Questo messaggio, unito alla totale perdita della rappresentanza regionale diretta del Cormonese e del Gradiscano (mi riferisco al dato politico e non normativo... vedi la vicenda Brandolin), sono altrettanti segnali di forte pericolo per la nostra Provincia.

Per quanto in particolare riguarda la città di Gorizia, non si può sfuggire da questa constatazione: il progetto politico che prevale nel capoluogo è diverso da quello di (gran?) parte del territorio. Vittoria Pdl-alleati, 2000 e passa preferenze per Valenti (che poco raccoglie oltre l'Isonzo e il Vipacco), marginalizzazione politica ed organizzativa delle forze di opposizione. Dove ci può portare un tale scenario?

Innanzitutto, serve un forte studio, quotidiano e per questo faticoso, dei problemi della vita comune, delle famiglie e delle imprese, delle fasce di età e delle condizioni territoriali. Non isolando il mirino al livello di esistenza minimale, ma sapendolo coniugare con le grandi prospettive strategiche che il centrosinistra ha ben chiare e che non vanno abbandonate (integrazione transconfinaria, euroregione, sviluppo infrastrutturale sostenibile, differenziazione economica). Le scorciatoie, come ad esempio il mito della cosiddetta "società civile", che doveva supplire ai deficit - cognitivi e culturali - del personale dei partiti, sono tutte fallite miseramente. Serve un impegno pesante e continuativo, una crescita delle competenze che non nasce dal nulla.

In secondo luogo (e di conseguenza), occorre rifondare le strutture di partito in più stretta aderenza con gli amministratori, evitando certamente i conflitti di interesse e/o attribuzione fra livello politico ed istituzionale, ma evitando la "forbice" che si è allargata fra questi negli ultimi anni. E che ha portato ad una progressiva incomprensione delle reali aspettative della popolazione. Per questo, è imprescindibile anche un riequilibrio della rappresentanza, su base territoriale, di consenso e di competenze.

Ulteriore riflessione riguarda la differenziazione dell'offerta politica. In questo senso, si è dimostrata vicente la presenza dell'Italia dei Valori accanto al simbolo del Pd. Per intercettare fasce di elettorato che esprimono un disagio verso la politica "tradizionale", fatta di partiti e istituzioni portati alla sintesi, e per non disperdere un voto fondamentale in vista del governo del Paese (un ruolo analogo a quello svolto dalla Lega nel campo avverso). Occorre riflettere su quanto possa eventualmente svilupparsi (o anche costituire un pericolo) questo mix tra sintesi e particolarismo nelle alleanze.

Da ultimo, i responsabili politici ed istituzionali del centrosinistra devono innovare radicalmente il proprio rapporto con la comunicazione. Saper "vendere la propria merce", i buoni risultati conseguiti nelle amministrazioni. Forse è questo l'aspetto che ha risaltato più drammaticamente in negativo, sia per quanto riguarda il Governo Prodi che la Giunta Brancati. Un aspetto, però, che pur indispensabile rimane accessorio, come testimonia la parabola di Illy, in questo l'unico vero "comunicatore" nel nostro campo.

Una nuova classe dirigente, un progetto culturale coerente e credibile, reale espressione del "territorio" (inteso come realtà complessa di cittadini, comunità locali, imprese, reti). Questa è la sfida che solo il Partito democratico può raccogliere. Può farlo per il patrimonio storico-civile che vi ha trovato dimora, per la "massa critica" di circoli, militanti ed elettori. Per la forte presenza di amministratori. Per l'interesse dimostrato dai giovani.

Il messaggio democratico potrà raggiungere i suoi destinatari solo se sarà vero interprete di questo forte progetto culturale. Per ottenere ciò serve ancora tempo. L'unica risorsa che non scarseggia, ma che non va sprecata.

sabato 19 aprile 2008

Analisi del voto nazionale

Non è andata come speravamo. Il Pd non è riuscito ad avere la possibilità di creare un'Italia nuova: siamo solo all'inizio di un cammino durante il quale dovremo lavorare perché la prospettiva riformista diventi maggioranza, non solo nei cuori, ma anche in Parlamento.

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Come consueto, vi linkiamo qui di seguito alcuni interventi e articoli interessanti sul risultato di queste ultime elezioni, l'exploit della Lega Nord, il tracollo della Sinistra Arcobaleno, il non entusiasmante risultato del Pd.

Inauguriamo inoltre da oggi un nuovo box nel layout del blog, che chiameremo "Rassegna democratica" e dove linkeremo articoli e interventi particolarmente interessanti sull'attualità e il dibattito politico.


- Pd del Nord, modello Cofferati dal Corriere della Sera

- La Padania del Pd, da Aprileonline

- La nuova Lega: operai e impiegati, dal Corriere della Sera

giovedì 17 aprile 2008

Tenere la rotta

Un contributo di Federico Nastasi.

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Tenere la rotta: guai a lasciare adesso

È finita questa lunga tornata elettorale.
Berlusconi ed il centrodestra hanno preso tutto: maggioranza blindata alla Camera e al Senato, i governi regionali della Sicilia (che per la verità mai avevano perso) e del Friuli Venezia Giulia, comuni come Brescia e Viterbo. Ci domandiamo che cosa bisogna fare per vincere le elezioni in questo paese, se anche nel Friuli avanguardia d’Italia con Riccardo Illy non siamo riusciti. Se perdiamo in Liguria, nella democraticissima Genova, ed in Puglia, faro del meridione in questi anni.
La tentazione più forte, quella che ci balena ogni tanto tra i pensieri, è di lasciar perdere, chi ce lo fa fare. È l’idea più diffusa tra i ragazzi, lasciamo perdere andiamo via dall’Italia, in Spagna c’è gente simpatica che ci aspetta. Ed invece non bisogna lasciar perdere, non adesso. Guai a mollare.

Il fatto stesso che tanti, molti ragazzi in questi giorni parlandoci esprimano una delusione scottante, difficile da digerire, dimostra inequivocabilmente che la sfida del Pd di Walter Veltroni è stata vissuta da tutti in maniera diretta. Non è un partito a perdere le elezioni, sono le decine di migliaia di ragazzi che hanno incontrato Veltroni in tutte le province italiane. La sconfitta del Pd è la sconfitta della possibilità di rilancio dell’Italia, e soprattutto del salto di qualità di una generazione: la nostra. Lasciare adesso vorrebbe dire non esserci più, mancare i prossimi appuntamenti che ci aspettano - l’anno prossimo ci saranno le elezioni europee, le strutture sopranazionali diventeranno sempre più importanti nei prossimi anni – non essere determinanti, capaci di più incisività come lo siamo stati fino ad adesso. Ora abbiamo una responsabilità enorme, enorme: siamo l’unica voce fuori dal coro nelle istituzioni. Ci spetta l’opposizione adesso, avremo il tempo di costruire il partito ed affinare le nostre capacità. Dovremo essere vigili sul governo ostaggio della Lega Nord, già oggi Bossi si è detto deluso del primo incontro con gli alleati. Ci sono problemi imminenti, dovremo affrontarli da opposizione, evitando la demonizzazione dell’avversario, costruendo proposte alternative a quelle di un governo che sappiamo sarà quello di Berlusconi e Bossi.
Il governo della Lega, che punta a dividere il paese tra nord e sud con questo egoismo razzista che crede in un Italia divisa che non ha bisogno del mezzogiorno. Una proposta che non trova nessun riscontro nelle politiche che si stanno facendo in tutta Europa di unità nazionale e solidarietà internazionale.
Dovremo essere rappresentanti di tutte le italiane e gli italiani, gli oltre 12 milioni che ci hanno votato e anche quelli che non lo hanno fatto. La scomparsa della Sinistra non è un caso: una classe dirigente e una proposta politica che si sono manifestate come vecchie e necessarie solo a se stesse, questa parte della popolazione che certamente non è il 3% adesso cercherà rappresentanza.
Noi siamo gli unici che possono spendersi per unire il paese che è dentro il Parlamento e che ne è rimasto fuori. Ci aspettano anni duri, ma guai a mollare. La storia dimostra che le ritirate sull’Aventino non pagano, bisogna restare a valle e resistere.
Ha dà passa à nuttata: come si dice.

Noi giovani del partito democratico abbiamo adesso il compito, il dovere di migliorarci per essere vera forza progressista, la proposta di cambiamento per il paese. Già qui, già a Gorizia. Dovremo riuscire ad entrare nelle scuole, più di quanto abbiamo fatto fino ad ora, nell’università, nei luoghi di lavoro e superare il confine iniziando una collaborazione con i ragazzi sloveni che come noi si appassionano di politica. I luoghi e le amicizie non sono per sempre, si cambia casa, le persone passano, quello che restano sono i ricordi e le esperienze. Alcuni di noi sono qui solo per un periodo, poi andranno via, credo che sia una buona occasione per sperimentare e trarre il massimo da questa esperienza isontina. Da questo impegno ritornerà tutto per noi, per il Partito Democratico e per l’Italia. Se saremo capaci di centrare questi obiettivi, se saremo cioè realmente rappresentativi, utili al paese, propositivi e dinamici allora la sfida del partito democratico sarà vinta e l’Italia tutta da nord a sud potrà ricominciare a correre. Io sono ancora convinto che si può fare.

mercoledì 9 aprile 2008

Noi con Damiano

L'incontro con il ministro Damiano è stato un successo... dai possiamo dirlo!

Certo, il ministro si è fatto attendere (50 minuti di ritardo... ehm...) ma ne è valsa la pena. Sala piena. Decine di nostri coetanei. Un dibattito serrato.

Dobbiamo sicuramente ringraziare Marco Fabozzi che ha introdotto l'argomento (sicurezza sul lavoro e precarietà), oltre che le pertinenti domande di alcuni nostri coetanei come Carlo e Marco. E il lavoro di tutti coloro che hanno collaborato per rendere possibile questa giornata.

E ovviamente il ministro!


E ora, l'ennesima foto-ricordo :-)

lunedì 7 aprile 2008

Giovani ed eventuali

Mercoledì si terrà la prima iniziativa organizzata dai Giovani democratici della nostra provincia.

Giovani ed eventuali
Una generazione in bilico tra sicurezza e precarietà


La gran parte delle vittime sul lavoro sono giovani come noi. E' quindi un problema soprattutto nostro e che ci colpisce nel quotidiano. Ed è intimamente legato alla condizione di precarietà in cui lavorano tanti ragazze e ragazzi. Una precarietà che ci espone a scarsa informazione sulla sicurezza, bassa qualità della formazione, debolezza contrattuale, difficoltà di accesso al credito e alla casa. Eppure proprio dal lavoro vogliamo partire per costruire il nostro futuro.


L'occasione sarà l'incontro con il
ministro del lavoro
Parteciperà per introdurre l'argomento il giovane democratico Marco Fabozzi, 22 anni, esperto di prevenzione per la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Luogo e ora sono la sala conferenze del Palace Hotel di Gorizia (Corso Italia, 63) alle 16.30, mercoledì 9.




Qui di seguito il volantino dell'iniziativa:

mercoledì 2 aprile 2008

Università e ricerca cresceranno con il Partito democratico

Il manifesto di professori, ricercatori e studenti

Alta formazione e ricerca per lo sviluppo economico e territoriale

Trovandosi al punto d'incrocio della ricerca, dell'istruzione e dell'innovazione, le università hanno in mano, sotto diversi aspetti, la chiave dell'economia e della società della conoscenza.
Queste parole, tratte da un documento della Commissione Europea del 2003, continuano ad esprimere efficacemente il ruolo dell’Università nella società contemporanea. Università vuol dire alta formazione, ricerca ma anche sviluppo economico e territoriale. Le politiche sull’università devono tenere conto di tutte e tre le missioni. Le università italiane sono molto differenti tra loro, per dimensione, per finanziamenti, per qualità scientifica e didattica. Non si devono creare università di serie A e di serie B, ma non si deve neppure livellare tutte verso il basso. Ogni ateneo deve progettare con serietà il suo futuro e il sistema nazionale deve incoraggiare e premiare chi fa meglio. Tutte le università chiedono giustamente di vederriconosciuti i risultati che hanno saputo raggiungere, in modo da poter realizzare le proprie aspettative di crescita. Hanno ragione e il PD garantisce il suo sostegno alle università che vorranno impegnarsi seriamente nella crescita della qualità in un quadro di stabilità e solidità finanziaria e di coesione del paese.Più istruzione per molti.
L’Università non è più soltanto la scuola d’élite per formare la classe dirigente del paese ma deve essere il luogo capace di formare la maggior parte dei cittadini dando loro gli strumenti culturali e professionali che li rendano capaci e consapevoli di vivere in una società della conoscenza la cui coesione è garantita da una maggiore equità sociale e di genere. Garantire formazione universitaria ad una quota maggiore di cittadini non deve implicare necessariamente rinunciare all’eccellenza.
Per raggiungere questo obbiettivo l’Università ha bisogno di un nuovo sistema di governo, adatto al suo nuovo duplice ruolo e coerente con l’autonomia che il sistema universitario ha e merita. Poche regole chiare, poca burocrazia, autonomia piena, trasparente e responsabile ed una rigorosa valutazione.Largo al merito e alla valutazioneLe università, al pari di altri settori strategici del nostro Paese, devono superare le logiche improprie che troppo spesso inquinano l’operato di chi vi lavora: nepotismo e clientelismo non possono avere cittadinanza nell’Università che vogliamo e di cui il Paese ha bisogno.
Perché l’Università torni ad essere il grande motore della mobilità sociale bisogna prima di tutto dare valore al merito in tutti i luoghi del sapere.
L’Università ha bisogno di strumenti in grado di evidenziare merito e qualità all’interno delle sue strutture: la valutazione è certamente il più importante. Valutare non significa punire ma significa permettere al sistema e agli atenei di evolvere continuamente verso risultati migliori.Aumentare i finanziamenti pubblici verso Università e Ricerca è un obbiettivo strategico soltanto se si rivedono i criteri di assegnazione delle risorse. Si deve aumentare la quota di risorse trasferita tramite valutazione, fino al 30% nel prossimo decennio. E’ la condizione per introdurre la cultura del merito in tutti gli aspetti della vita universitaria e della ricerca, dalla carriera dei docenti, alla forma di governo, ai percorsi di formazione dei docenti e dei ricercatori. E’ la condizione per affermare l’autonomia come responsabilità. E per riaprire l’università italiana al contributo di tutti gli studiosi del mondo.


La ricerca è un investimento strategico

L’Italia investe troppo poco in ricerca, la metà della media europea, un terzo della Germania. L’investimento in ricerca è un’emergenza nazionale perché la ricerca è la leva dello sviluppo. La ricerca deve essere di base e applicata, precompetitiva e industriale ma, nel sistema delle università e della ricerca pubblica, si deve lasciare spazio alla ricerca libera, cioè quella guidata dalla curiosità dei ricercatori, senza la quale la filiera ricerca-innovazione-sviluppo si paralizza e declina. Anche nella ricerca, largo al merito e alla valutazione. I finanziamenti alla ricerca devono avvenire all’interno di un quadro complessivo di investimenti pubblici e privati e la selezione dei progetti da finanziare deve essere subordinata a criteri chiari, trasparenti e coerenti con le prassi internazionali, come alcuni autorevoli scienziati italiani hanno recentemente chiesto con forza appellandosi al Presidente della Repubblica.
Investire nel capitale umanoUn’indispensabile “cura” per il sistema universitario è la valorizzazione del capitale umano, vera risorsa del nostro Paese.
Investire negli studenti più meritevoli, valorizzare il dottorato di ricerca quale massimo livello di formazione, rendere attraenti le carriere dei ricercatori rappresentano tre emergenze del nostro sistema.I
l reclutamento deve diventare serio, trasparente e allineato agli standard internazionali, non si può attendere oltre. Diminuire il precariato dei giovani significa reclutare in ruolo prima - professori a trent’anni - puntando sul potenziale che i giovani esprimono. Una valutazione periodica seria dei risultati ottenuti da ciascun professore costituirà lo strumento per percorsi di carriera regolati dal merito a qualunque età.Più EuropaL’Italia deve essere parte sempre più attiva del sistema europeo dell’alta formazione e della ricerca. Non deve continuare ad avere il primato del differenziale fra i giovani ricercatori esportati (tanti) e quelli importati (pochissimi), ma deve diventare un luogo appetibile dove svolgere ricerca. Questo si ottiene, oltre che adottando il merito come unico criterio di selezione, anche riducendo la burocrazia e investendo nelle infrastrutture di ricerca.
Inoltre tutti gli studenti universitari italia dovrebbero avere l’opportunità di svolgere almeno un semestre in un'altra università europea (Erasmus), anche per aumentare il senso di appartenenza all’Europa dei giovani e, in prospettiva,di tutti i cittadini.
Il Partito Democratico si impegni a promuovere una nuova stagione in cui Università e Ricerca si avvicinino ai cittadini e il dibattito sul loro futuro diventi un tema cruciale di interesse diffuso, a partire da chi vive e lavora dentro gli atenei. Sono molte le sedi, anche all’interno delle istituzioni universitarie, in cui si può portare il seme di queste idee. Solo se avranno cittadinanza piena, potremo sperare che l’Italia non si rassegni e riprenda a crescere anche in questo campo portando a compimento il processo europeo lanciato nel 2000 a Lisbona.

Primi firmatari (in ordine alfabetico): Roberto Battiston, Università di Perugia - Giliberto Capano, Università di Bologna - Claudio Costantino, Componente del CNSU e del CUN, Palermo - Francesco Esposto, Componente del CNSU, Brescia - Marzia Foroni, Studentessa universitaria - Manuela Ghizzoni, Deputato PD, Capogruppo PD VII Commissione Camera - Ignazio Marino, Senatore PD, Presidente Commissione Sanità Senato - Luciano Modica, Sottosegretario Ministero Università e Ricerca - Donato Montibello, Presidente nazionale della RUN - Rete Universitaria - Franco Pacini, Università di Firenze - Diego Piccoli, Componente del CNSU e del CUN, Roma - Andrea Ranieri, Responsabile Area Sapere PD - Marta Rapallini, Area Sapere PD - Giancarlo Schirru, Università di Cassino - Albertina Soliani, Senatrice PD, Capogruppo PD VII Commissione Senato - Giuseppe Tognon, Area Sapere PD, Responsabile università e ricerca - Antonio Vicino, Università di Siena