E’ allarme. Il mondo accademico si mobilita e contesta la manovra economica messa in piedi dal governo Berlusconi che impone notevoli tagli al sistema universitario, tagli che incideranno pesantemente e che metteranno a rischio il prossimo anno accademico. Da Roma a Firenze, dal Friuli all’Emilia Romagna, i 1,4 miliardi tolti al Fondo di funzionamento ordinario per i prossimi cinque anni smuoveranno il fior fiore dei professori universitari italiani pronti a dare battaglia contro il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Oltre ai tagli il ministro ha anche previsto la possibilità che le università si trasformino in fondazioni private. Altro aspetto interlocutorio è il blocco del turn over: cioè fino al 2011 ogni 10 docenti che smetteranno di insegnare ne saranno assunti solo due. Nel 2012 invece saranno 5 su 10. Se si tiene contro delle cifre fornite dal rapporto 2007 del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, significa in sostanza una riduzione di oltre 7.200 unità, pari al 12% del corpo insegnante.
martedì 22 luglio 2008
La finanziaria di Tremonti mette in crisi gli atenei
E’ allarme. Il mondo accademico si mobilita e contesta la manovra economica messa in piedi dal governo Berlusconi che impone notevoli tagli al sistema universitario, tagli che incideranno pesantemente e che metteranno a rischio il prossimo anno accademico. Da Roma a Firenze, dal Friuli all’Emilia Romagna, i 1,4 miliardi tolti al Fondo di funzionamento ordinario per i prossimi cinque anni smuoveranno il fior fiore dei professori universitari italiani pronti a dare battaglia contro il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Oltre ai tagli il ministro ha anche previsto la possibilità che le università si trasformino in fondazioni private. Altro aspetto interlocutorio è il blocco del turn over: cioè fino al 2011 ogni 10 docenti che smetteranno di insegnare ne saranno assunti solo due. Nel 2012 invece saranno 5 su 10. Se si tiene contro delle cifre fornite dal rapporto 2007 del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, significa in sostanza una riduzione di oltre 7.200 unità, pari al 12% del corpo insegnante.
martedì 15 luglio 2008
Raffaele, 18 anni
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Raffaele, 18 anni
di Walter Veltroni
Ormai ci vogliono le tragedie collettive, i sette siderurgici della Thyssen di Torino bruciati dall’olio bollente, o i sei poveri operai di Mineo morti asfissiati uno dopo l’altro in una cisterna avvelenata, per darci il senso dell’enormità di queste morti. Così Raffaele Chianese caduto dal quinto piano mentre stava istallando un condizionatore, per qualcuno sarà uno dei tre morti di sabato 12 luglio.
Per me e credo per tantissimi con me non è così. È un esempio, è una tragedia personale, è un lutto che tocca la nostra vita e la rende meno bella per mille motivi. Per la sua età, prima di tutto. Perché i minorenni uccisi sul lavoro sono ancora tanti, perché questa è una età di sogni e di speranze e Raffaele era tra quelli capaci di coltivarle queste speranze con amore e con fatica. Leggo che era il secondo di cinque figli di una famiglia «difficile», che da due anni viveva in un appartamento occupato a Scampia, nella «Vela rossa».
Le cronache da questo pezzo di Napoli sui giornali sono sempre le solite: vetri spezzati, tapparelle divelte, sotterranei scuri, un gran via vai di ragazzini in motorino. Vivere qui, scrivono, è sinonimo di pusher, sentinelle della camorra, spaccio. Raffaele no, per lui c’era la voglia di lavorare e di fare, sperando magari nell’ingaggio in qualche squadra di calcio a cinque. E il lavoro era diventato realtà da un paio di mesi con un contratto regolare: apprendista in un’azienda edile.
Contro i soldi facili e sporchi i soldi pochi e puliti, faticati lavorando sotto il sole nei cantieri o negli appartamenti da ristrutturare. Fino al tragico volo dal terrazzo di quell’attico di Casalnuovo: lavorava senza protezioni e senza esser legato, senza neppure il casco giallo in testa. Ma questo lo stabilirà un’inchiesta della magistratura.
Qualcuno ricaverà una morale a rovescio da questa storia. Dirà che in fondo tra soldi puliti e soldi sporchi non c’è gran differenza di pericolo e che i soldi sporchi sono tanti, ma tanti di più. Se vogliamo rendere onore a Raffaele dobbiamo fare il contrario. Trattarlo come chi ha fatto la scelta giusta, come chi ha davvero avuto il coraggio di mettersi a faticare (malgrado le tante delusioni dei lavoretti in nero che durano pochi giorni e non hanno futuro) per costruirsi una vita con le proprie mani. E farlo capire anche ai ragazzini della Vela rossa che hanno scelto l’altra strada. Ma dobbiamo anche lottare per mettere fine a queste morti ingiustificabili.
Gli strumenti, le leggi ci sono (e qualcuno nel governo attuale vorrebbe anche toglierle di mezzo perché le giudica troppo severe) si tratta allora di farle funzionare, di aumentare i controlli, di spiegare a tutti anche alle minuscole ditte dell’edilizia che gli incidenti si possono e si devono prevenire. È qualcosa che dobbiamo a Raffaele e a tutti gli altri che stanno appesi a un’impalcatura o in fabbrica.
lunedì 7 luglio 2008
Gorizia: ma quale coinvolgimento dei giovani?
Ecco il comunicato di Luca Corolli, inviato al "Piccolo" in seguito all'intervista domenicale del sindaco di Gorizia, Ettore Romoli.
Appare evidente che il sindaco di Gorizia, Ettore Romoli, cerchi ancora una volta di negare l'evidenza di fronte all'attuale rapporto tra la sua amministrazione ed il mondo giovanile Goriziano. Egli parla di "numerosi incontri con i rappresentanti giovanili", con i quali si sarebbe ipotizzata l'organizzazione di varie manifestazioni. Al momento, l'unica iniziativa giovanile che ho visto concretizzarsi grazie al sindaco è stato un video rap girato contro la sua ordinanza antischiamazzi, che va ricordato è stata effettuata senza dibattere prima con i giovani stessi i problemi che si è cercato - invano - di risolvere, mettendoli invece davanti al fatto compiuto.
Appare inoltre abbastanza chiaro che il sindaco non abbia ben letto la proposta inerente l'istituzione di una consulta giovanile, che già prevede cose che lui stesso auspica, come il fondamentale coinvolgimento delle associazioni orientate al mondo giovanile. Questa proposta contiene davvero ben poco di politico, ma tanto in favore dei giovani. Non volerla prendere in considerazione rappresenterebbe un'ulteriore prova di chiusura nei confronti del mondo giovanile Goriziano da parte del sindaco, che onestamente non so sul parere di "quali" giovani si basi per emettere a nome loro determinati giudizi riguardo la proposta sopra citata.
Luca Corolli
Coordinatore dei Giovani Democratici della Provincia di Gorizia