martedì 22 luglio 2008

La finanziaria di Tremonti mette in crisi gli atenei

Assemblee negli atenei. E Veltroni scrive a studenti e professori

E’ allarme. Il mondo accademico si mobilita e contesta la manovra economica messa in piedi dal governo Berlusconi che impone notevoli tagli al sistema universitario, tagli che incideranno pesantemente e che metteranno a rischio il prossimo anno accademico. Da Roma a Firenze, dal Friuli all’Emilia Romagna, i 1,4 miliardi tolti al Fondo di funzionamento ordinario per i prossimi cinque anni smuoveranno il fior fiore dei professori universitari italiani pronti a dare battaglia contro il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Oltre ai tagli il ministro ha anche previsto la possibilità che le università si trasformino in fondazioni private. Altro aspetto interlocutorio è il blocco del turn over: cioè fino al 2011 ogni 10 docenti che smetteranno di insegnare ne saranno assunti solo due. Nel 2012 invece saranno 5 su 10. Se si tiene contro delle cifre fornite dal rapporto 2007 del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, significa in sostanza una riduzione di oltre 7.200 unità, pari al 12% del corpo insegnante.
Il rettore dell’Università La Sapienza di Roma, Renato Guarini, ha indetto un’assemblea generale sul decreto 112 cui ha preso parte tutta la comunità universitaria, e che alla fine ha portato all’approvazione di una mozione per la sospensione delle misure riguardanti l’università. Inoltre, come si legge in una nota della Sapienza, il decreto Tremonti limita l’inserimento dei giovani ricercatori nell’organico universitario.
L’allarme lanciato dal mondo universitario denuncia chiaramente come la manovra metta in crisi il sistema universitario italiano, il modello e la missione delle università. Guarini durante l’assemblea ha auspicato la sospensione del decreto legge 112, ma docenti e ricercatori sono pronti ad astenersi dagli incarichi aggiuntivi e ad attenersi al lavoro ordinario, mettendo così a repentaglio un terzo delle attività didattiche. In discussione, come aggiunge ancora Guarini a nome anche degli altri rettori italiani in collegamento con l’assemblea, non sono solo i tagli ma il fatto che siano indiscriminati, e che come al solito si ripercuoteranno contro gli studenti, quelli meno abbienti, visto che i fondi andranno cercati altrove con il conseguente aumento delle tasse.
Dall’assemblea è emersa la volontà di indire quindi una grande protesta di tutti gli atenei perché i tagli colpiscono tutte le università pubbliche.
“Una norma di occulta privatizzazione dell’Università – non esita a definirla Manuela Ghizzoni capogruppo del Pd della commissione Cultura della Camera - poco chiara nei contenuti che non risolve i problemi dell'università, ma rappresenta l'obiettivo dell'esecutivo di disimpegnarsi dalla missione costituzionale di sostenere l'istruzione e la formazione di grado superiore". Una manovra depressiva incapace di far crescere il Paese - ribadisce ancora la Ghizzoni - che interviene su scuola, università e tutto il sistema della conoscenza e della ricerca con la sola preoccupazione di tagliare"
La mobilitazione degli atenei italiani è stata quindi condivisa pienamente dal PD che, come annuncia la Ghizzoni, darà vita ad un tavolo permanente di confronto sull'università".

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