mercoledì 2 aprile 2008

Università e ricerca cresceranno con il Partito democratico

Il manifesto di professori, ricercatori e studenti

Alta formazione e ricerca per lo sviluppo economico e territoriale

Trovandosi al punto d'incrocio della ricerca, dell'istruzione e dell'innovazione, le università hanno in mano, sotto diversi aspetti, la chiave dell'economia e della società della conoscenza.
Queste parole, tratte da un documento della Commissione Europea del 2003, continuano ad esprimere efficacemente il ruolo dell’Università nella società contemporanea. Università vuol dire alta formazione, ricerca ma anche sviluppo economico e territoriale. Le politiche sull’università devono tenere conto di tutte e tre le missioni. Le università italiane sono molto differenti tra loro, per dimensione, per finanziamenti, per qualità scientifica e didattica. Non si devono creare università di serie A e di serie B, ma non si deve neppure livellare tutte verso il basso. Ogni ateneo deve progettare con serietà il suo futuro e il sistema nazionale deve incoraggiare e premiare chi fa meglio. Tutte le università chiedono giustamente di vederriconosciuti i risultati che hanno saputo raggiungere, in modo da poter realizzare le proprie aspettative di crescita. Hanno ragione e il PD garantisce il suo sostegno alle università che vorranno impegnarsi seriamente nella crescita della qualità in un quadro di stabilità e solidità finanziaria e di coesione del paese.Più istruzione per molti.
L’Università non è più soltanto la scuola d’élite per formare la classe dirigente del paese ma deve essere il luogo capace di formare la maggior parte dei cittadini dando loro gli strumenti culturali e professionali che li rendano capaci e consapevoli di vivere in una società della conoscenza la cui coesione è garantita da una maggiore equità sociale e di genere. Garantire formazione universitaria ad una quota maggiore di cittadini non deve implicare necessariamente rinunciare all’eccellenza.
Per raggiungere questo obbiettivo l’Università ha bisogno di un nuovo sistema di governo, adatto al suo nuovo duplice ruolo e coerente con l’autonomia che il sistema universitario ha e merita. Poche regole chiare, poca burocrazia, autonomia piena, trasparente e responsabile ed una rigorosa valutazione.Largo al merito e alla valutazioneLe università, al pari di altri settori strategici del nostro Paese, devono superare le logiche improprie che troppo spesso inquinano l’operato di chi vi lavora: nepotismo e clientelismo non possono avere cittadinanza nell’Università che vogliamo e di cui il Paese ha bisogno.
Perché l’Università torni ad essere il grande motore della mobilità sociale bisogna prima di tutto dare valore al merito in tutti i luoghi del sapere.
L’Università ha bisogno di strumenti in grado di evidenziare merito e qualità all’interno delle sue strutture: la valutazione è certamente il più importante. Valutare non significa punire ma significa permettere al sistema e agli atenei di evolvere continuamente verso risultati migliori.Aumentare i finanziamenti pubblici verso Università e Ricerca è un obbiettivo strategico soltanto se si rivedono i criteri di assegnazione delle risorse. Si deve aumentare la quota di risorse trasferita tramite valutazione, fino al 30% nel prossimo decennio. E’ la condizione per introdurre la cultura del merito in tutti gli aspetti della vita universitaria e della ricerca, dalla carriera dei docenti, alla forma di governo, ai percorsi di formazione dei docenti e dei ricercatori. E’ la condizione per affermare l’autonomia come responsabilità. E per riaprire l’università italiana al contributo di tutti gli studiosi del mondo.


La ricerca è un investimento strategico

L’Italia investe troppo poco in ricerca, la metà della media europea, un terzo della Germania. L’investimento in ricerca è un’emergenza nazionale perché la ricerca è la leva dello sviluppo. La ricerca deve essere di base e applicata, precompetitiva e industriale ma, nel sistema delle università e della ricerca pubblica, si deve lasciare spazio alla ricerca libera, cioè quella guidata dalla curiosità dei ricercatori, senza la quale la filiera ricerca-innovazione-sviluppo si paralizza e declina. Anche nella ricerca, largo al merito e alla valutazione. I finanziamenti alla ricerca devono avvenire all’interno di un quadro complessivo di investimenti pubblici e privati e la selezione dei progetti da finanziare deve essere subordinata a criteri chiari, trasparenti e coerenti con le prassi internazionali, come alcuni autorevoli scienziati italiani hanno recentemente chiesto con forza appellandosi al Presidente della Repubblica.
Investire nel capitale umanoUn’indispensabile “cura” per il sistema universitario è la valorizzazione del capitale umano, vera risorsa del nostro Paese.
Investire negli studenti più meritevoli, valorizzare il dottorato di ricerca quale massimo livello di formazione, rendere attraenti le carriere dei ricercatori rappresentano tre emergenze del nostro sistema.I
l reclutamento deve diventare serio, trasparente e allineato agli standard internazionali, non si può attendere oltre. Diminuire il precariato dei giovani significa reclutare in ruolo prima - professori a trent’anni - puntando sul potenziale che i giovani esprimono. Una valutazione periodica seria dei risultati ottenuti da ciascun professore costituirà lo strumento per percorsi di carriera regolati dal merito a qualunque età.Più EuropaL’Italia deve essere parte sempre più attiva del sistema europeo dell’alta formazione e della ricerca. Non deve continuare ad avere il primato del differenziale fra i giovani ricercatori esportati (tanti) e quelli importati (pochissimi), ma deve diventare un luogo appetibile dove svolgere ricerca. Questo si ottiene, oltre che adottando il merito come unico criterio di selezione, anche riducendo la burocrazia e investendo nelle infrastrutture di ricerca.
Inoltre tutti gli studenti universitari italia dovrebbero avere l’opportunità di svolgere almeno un semestre in un'altra università europea (Erasmus), anche per aumentare il senso di appartenenza all’Europa dei giovani e, in prospettiva,di tutti i cittadini.
Il Partito Democratico si impegni a promuovere una nuova stagione in cui Università e Ricerca si avvicinino ai cittadini e il dibattito sul loro futuro diventi un tema cruciale di interesse diffuso, a partire da chi vive e lavora dentro gli atenei. Sono molte le sedi, anche all’interno delle istituzioni universitarie, in cui si può portare il seme di queste idee. Solo se avranno cittadinanza piena, potremo sperare che l’Italia non si rassegni e riprenda a crescere anche in questo campo portando a compimento il processo europeo lanciato nel 2000 a Lisbona.

Primi firmatari (in ordine alfabetico): Roberto Battiston, Università di Perugia - Giliberto Capano, Università di Bologna - Claudio Costantino, Componente del CNSU e del CUN, Palermo - Francesco Esposto, Componente del CNSU, Brescia - Marzia Foroni, Studentessa universitaria - Manuela Ghizzoni, Deputato PD, Capogruppo PD VII Commissione Camera - Ignazio Marino, Senatore PD, Presidente Commissione Sanità Senato - Luciano Modica, Sottosegretario Ministero Università e Ricerca - Donato Montibello, Presidente nazionale della RUN - Rete Universitaria - Franco Pacini, Università di Firenze - Diego Piccoli, Componente del CNSU e del CUN, Roma - Andrea Ranieri, Responsabile Area Sapere PD - Marta Rapallini, Area Sapere PD - Giancarlo Schirru, Università di Cassino - Albertina Soliani, Senatrice PD, Capogruppo PD VII Commissione Senato - Giuseppe Tognon, Area Sapere PD, Responsabile università e ricerca - Antonio Vicino, Università di Siena

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