Un gruppo di universitari che studiano a Gorizia, tra cui molti Giovani democratici, sono intervenuti sul dibattito scatenato dall'ordinanza anti-schiamazzi del sindaco di Gorizia, con una Lettera aperta alla città, pubblicata oggi sul Messaggero Veneto.
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Continua a far discutere l'ordinanza anti-schiamazzi decisa dal Comune.
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Continua a far discutere l'ordinanza anti-schiamazzi decisa dal Comune.
"La città corre il pericolo di perdere la comunità studentesca".
Universitari delusi: "Gorizia non ci vuole"
Lettera aperta alla città: perché chiudere i bar alle 24? La verità è che siamo sopportati
Gli universitari goriziani hanno scritto una lettera apertà alla città sulla questione dell'ordinanza antischiamazzi. La lettera è firmata dai rappresentanti degli studenti di Udine e Trieste, dal gruppo "Studenti in movimento" e dal gruppo "Univatma.it". "Intendiamo esprimere la nostra contrarietà e denunciare un grande pericolo - esordiscono - Si è convinti che i bar, quattro, siano luogo di ritrovo di masnade di briganti che usano la città come discarica all'aria aperta e si sostiene l'equazione "studente = vandalo", ma quello che noi vediamo e viviamo è, invece, una normale vita notturna studentesca e, semmai si dovessero essere verificati episodi eccessivi, non spetta certo ai gestori del bar controllarli. C'è una più che sufficiente presenza di forze dell'ordine atte a questo".
Gli universitari continuano affermando che "il decreto ci sembra esagerato rispetto all'entità del fatto: si tenta di spegnere una fiammella con un idrante. Invitiamo chiunque a poter dire che Gorizia sia una città chiassosa e sporca e che, per questo, sia necessario chiudere i bar a mezzanotte. Crediamo che queste misure colpiscano noi e il nostro tempo libero, ma anche, e soprattutto, l'economia cittadina. Non ci è mai sembrato di essere benvoluti da questa città e il decreto ne è la conferma".
Gli universitari goriziani hanno scritto una lettera apertà alla città sulla questione dell'ordinanza antischiamazzi. La lettera è firmata dai rappresentanti degli studenti di Udine e Trieste, dal gruppo "Studenti in movimento" e dal gruppo "Univatma.it". "Intendiamo esprimere la nostra contrarietà e denunciare un grande pericolo - esordiscono - Si è convinti che i bar, quattro, siano luogo di ritrovo di masnade di briganti che usano la città come discarica all'aria aperta e si sostiene l'equazione "studente = vandalo", ma quello che noi vediamo e viviamo è, invece, una normale vita notturna studentesca e, semmai si dovessero essere verificati episodi eccessivi, non spetta certo ai gestori del bar controllarli. C'è una più che sufficiente presenza di forze dell'ordine atte a questo".
Gli universitari continuano affermando che "il decreto ci sembra esagerato rispetto all'entità del fatto: si tenta di spegnere una fiammella con un idrante. Invitiamo chiunque a poter dire che Gorizia sia una città chiassosa e sporca e che, per questo, sia necessario chiudere i bar a mezzanotte. Crediamo che queste misure colpiscano noi e il nostro tempo libero, ma anche, e soprattutto, l'economia cittadina. Non ci è mai sembrato di essere benvoluti da questa città e il decreto ne è la conferma".
Gli studenti, dunque, mettono in dubbio che Gorizia voglia, di fatto, l'università. "L'ordinanza ci sembra, quindi, una misura squilibrata, perché agisce senza trovare una soluzione: chiudendo i locali in una zona è evidente che la vita notturna non si spegnerà, ma si sposterà solamente in altre zone della città. Chiuderanno allora anche gli altri locali, finché non ce ne sarà più uno aperto?"
Aggiungono anche: "A chiunque pensi che che le riunioni di giovani nei bar siano rumorose e incivili consigliamo di passare un qualunque giorno della settimana a Udine o a Trieste. Città straordinarie e civilissime. Udinesi e triestini certamente non sono sordi o non vedenti: accettano la vivacità degli studenti perché questi danno risalto e prestigio alla loro città. Invece temiamo che a Gorizia non ci sia un reale interesse a convivere con gli studenti universitari e che la nostra presenza sia vissuta come una costrizione, un obbligo". "Si delinea un pericolo chiaro: Gorizia rischia di perdere la comunità universitaria che, otlre a rappresentare un importante aspetto economico, mercato immobiliare, copisterie, librerie, ristoranti e appunto bar è, per sua natura, un valore aggiunto alla città".
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