lunedì 10 novembre 2008

Il 25 ottobre dei Giovani Democratici


Anche un gruppo di ragazze e ragazzi dei Giovani Democratici di Gorizia è stato alla manifestazione nazionale del Pd al Circo Massimo a Roma lo scorso 25 ottobre. Alcune foto.












martedì 22 luglio 2008

La finanziaria di Tremonti mette in crisi gli atenei

Assemblee negli atenei. E Veltroni scrive a studenti e professori

E’ allarme. Il mondo accademico si mobilita e contesta la manovra economica messa in piedi dal governo Berlusconi che impone notevoli tagli al sistema universitario, tagli che incideranno pesantemente e che metteranno a rischio il prossimo anno accademico. Da Roma a Firenze, dal Friuli all’Emilia Romagna, i 1,4 miliardi tolti al Fondo di funzionamento ordinario per i prossimi cinque anni smuoveranno il fior fiore dei professori universitari italiani pronti a dare battaglia contro il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Oltre ai tagli il ministro ha anche previsto la possibilità che le università si trasformino in fondazioni private. Altro aspetto interlocutorio è il blocco del turn over: cioè fino al 2011 ogni 10 docenti che smetteranno di insegnare ne saranno assunti solo due. Nel 2012 invece saranno 5 su 10. Se si tiene contro delle cifre fornite dal rapporto 2007 del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, significa in sostanza una riduzione di oltre 7.200 unità, pari al 12% del corpo insegnante.
Il rettore dell’Università La Sapienza di Roma, Renato Guarini, ha indetto un’assemblea generale sul decreto 112 cui ha preso parte tutta la comunità universitaria, e che alla fine ha portato all’approvazione di una mozione per la sospensione delle misure riguardanti l’università. Inoltre, come si legge in una nota della Sapienza, il decreto Tremonti limita l’inserimento dei giovani ricercatori nell’organico universitario.
L’allarme lanciato dal mondo universitario denuncia chiaramente come la manovra metta in crisi il sistema universitario italiano, il modello e la missione delle università. Guarini durante l’assemblea ha auspicato la sospensione del decreto legge 112, ma docenti e ricercatori sono pronti ad astenersi dagli incarichi aggiuntivi e ad attenersi al lavoro ordinario, mettendo così a repentaglio un terzo delle attività didattiche. In discussione, come aggiunge ancora Guarini a nome anche degli altri rettori italiani in collegamento con l’assemblea, non sono solo i tagli ma il fatto che siano indiscriminati, e che come al solito si ripercuoteranno contro gli studenti, quelli meno abbienti, visto che i fondi andranno cercati altrove con il conseguente aumento delle tasse.
Dall’assemblea è emersa la volontà di indire quindi una grande protesta di tutti gli atenei perché i tagli colpiscono tutte le università pubbliche.
“Una norma di occulta privatizzazione dell’Università – non esita a definirla Manuela Ghizzoni capogruppo del Pd della commissione Cultura della Camera - poco chiara nei contenuti che non risolve i problemi dell'università, ma rappresenta l'obiettivo dell'esecutivo di disimpegnarsi dalla missione costituzionale di sostenere l'istruzione e la formazione di grado superiore". Una manovra depressiva incapace di far crescere il Paese - ribadisce ancora la Ghizzoni - che interviene su scuola, università e tutto il sistema della conoscenza e della ricerca con la sola preoccupazione di tagliare"
La mobilitazione degli atenei italiani è stata quindi condivisa pienamente dal PD che, come annuncia la Ghizzoni, darà vita ad un tavolo permanente di confronto sull'università".

martedì 15 luglio 2008

Raffaele, 18 anni

L'avevamo già detto a marzo, all'epoca del nostro incontro con il ministro del lavoro Cesare Damiano. A morire sui luoghi di lavoro sono soprattutto giovani, ragazze e ragazzi come noi. Spesso inesperti, perché la formazione costa, spesso precari. Eppure costretti a lavorare come gli altri, ed esposti al rischio come gli altri se non di più.

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Raffaele, 18 anni
di Walter Veltroni


Raffaele, diciott’anni ancora da fare, una vita onesta da operaio e un sogno da calciatore tenuto nel cassetto, è insieme un ragazzo come tanti e un eroe. Secondo le statistiche i morti sul lavoro sono qualcosa di più di tre ogni giorno, domeniche e Natale compresi.
Ormai ci vogliono le tragedie collettive, i sette siderurgici della Thyssen di Torino bruciati dall’olio bollente, o i sei poveri operai di Mineo morti asfissiati uno dopo l’altro in una cisterna avvelenata, per darci il senso dell’enormità di queste morti. Così Raffaele Chianese caduto dal quinto piano mentre stava istallando un condizionatore, per qualcuno sarà uno dei tre morti di sabato 12 luglio.
Per me ­ e credo per tantissimi con me ­ non è così. È un esempio, è una tragedia personale, è un lutto che tocca la nostra vita e la rende meno bella per mille motivi. Per la sua età, prima di tutto. Perché i minorenni uccisi sul lavoro sono ancora tanti, perché questa è una età di sogni e di speranze e Raffaele era tra quelli capaci di coltivarle queste speranze con amore e con fatica. Leggo che era il secondo di cinque figli di una famiglia «difficile», che da due anni viveva in un appartamento occupato a Scampia, nella «Vela rossa».
Le cronache da questo pezzo di Napoli sui giornali sono sempre le solite: vetri spezzati, tapparelle divelte, sotterranei scuri, un gran via vai di ragazzini in motorino. Vivere qui, scrivono, è sinonimo di pusher, sentinelle della camorra, spaccio. Raffaele no, per lui c’era la voglia di lavorare e di fare, sperando magari nell’ingaggio in qualche squadra di calcio a cinque. E il lavoro era diventato realtà da un paio di mesi con un contratto regolare: apprendista in un’azienda edile.
Contro i soldi facili e sporchi i soldi pochi e puliti, faticati lavorando sotto il sole nei cantieri o negli appartamenti da ristrutturare. Fino al tragico volo dal terrazzo di quell’attico di Casalnuovo: lavorava senza protezioni e senza esser legato, senza neppure il casco giallo in testa. Ma questo lo stabilirà un’inchiesta della magistratura.
Qualcuno ricaverà una morale a rovescio da questa storia. Dirà che in fondo tra soldi puliti e soldi sporchi non c’è gran differenza di pericolo e che i soldi sporchi sono tanti, ma tanti di più. Se vogliamo rendere onore a Raffaele dobbiamo fare il contrario. Trattarlo come chi ha fatto la scelta giusta, come chi ha davvero avuto il coraggio di mettersi a faticare (malgrado le tante delusioni dei lavoretti in nero che durano pochi giorni e non hanno futuro) per costruirsi una vita con le proprie mani. E farlo capire anche ai ragazzini della Vela rossa che hanno scelto l’altra strada. Ma dobbiamo anche lottare per mettere fine a queste morti ingiustificabili.
Gli strumenti, le leggi ci sono (e qualcuno nel governo attuale vorrebbe anche toglierle di mezzo perché le giudica troppo severe) si tratta allora di farle funzionare, di aumentare i controlli, di spiegare a tutti ­ anche alle minuscole ditte dell’edilizia ­ che gli incidenti si possono e si devono prevenire. È qualcosa che dobbiamo a Raffaele e a tutti gli altri che stanno appesi a un’impalcatura o in fabbrica.

lunedì 7 luglio 2008

Gorizia: ma quale coinvolgimento dei giovani?

Ecco il comunicato di Luca Corolli, inviato al "Piccolo" in seguito all'intervista domenicale del sindaco di Gorizia, Ettore Romoli.


Appare evidente che il sindaco di Gorizia, Ettore Romoli, cerchi ancora una volta di negare l'evidenza di fronte all'attuale rapporto tra la sua amministrazione ed il mondo giovanile Goriziano. Egli parla di "numerosi incontri con i rappresentanti giovanili", con i quali si sarebbe ipotizzata l'organizzazione di varie manifestazioni. Al momento, l'unica iniziativa giovanile che ho visto concretizzarsi grazie al sindaco è stato un video rap girato contro la sua ordinanza antischiamazzi, che va ricordato è stata effettuata senza dibattere prima con i giovani stessi i problemi che si è cercato - invano - di risolvere, mettendoli invece davanti al fatto compiuto.
Appare inoltre abbastanza chiaro che il sindaco non abbia ben letto la proposta inerente l'istituzione di una consulta giovanile, che già prevede cose che lui stesso auspica, come il fondamentale coinvolgimento delle associazioni orientate al mondo giovanile. Questa proposta contiene davvero ben poco di politico, ma tanto in favore dei giovani. Non volerla prendere in considerazione rappresenterebbe un'ulteriore prova di chiusura nei confronti del mondo giovanile Goriziano da parte del sindaco, che onestamente non so sul parere di "quali" giovani si basi per emettere a nome loro determinati giudizi riguardo la proposta sopra citata.

Luca Corolli
Coordinatore dei Giovani Democratici della Provincia di Gorizia


lunedì 30 giugno 2008

Un venerdì a Trastevere

Riceviamo e pubblichiamo un articolo comparso su Liberazione il 21 giugno scorso, scritto da Luca Trinchieri, un ragazzo già laureatosi al SID a Gorizia.

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ROMA - C'è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana si diverte a Trastevere il venerdì sera. L'ora dell'aperitivo. Le vie attorno a piazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle di venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa. Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha tutta l'impressione di dover essere riempita. È la prima operazione contro i venditori ambulanti dopo l'entrata in vigore del decreto sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine pubblico. Mi fermo ad osservare, come molti altri.
I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la paura, la rassegnazione, fuorché l'istinto di scappare. È ammutolito. Un donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende quando l'agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano appoggiati gli orecchini e le collane che vendeva. «fammi mettere nella borsa, almeno!» dice all'agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco il mio permesso di soggiorno». [...] Nessuna risposta dall'agente, che se ne va e lascia il posto ad un collega, molto meno accomodante. «E muoviti, su!», dice senza accennare ad aiutarla a trasportare le sue cose. Lei, con lo stesso sorriso sul volto, chiude la valigia arancione e con le mani occupate dice «dove andiamo, di qua?», mascherando con l'orgoglio la paura che in fondo in fondo le sta crescendo.
Due metri più distante due ragazzini italiani, con il loro banchetto in tutto e per tutto uguale agli altri. Devono sbaraccare anche loro, ma gli agenti usano maniere molto più educate. Non li tengono per le braccia, non gli ammassano la merce. La ragazza raduna le poche cose che avevano in vendita. Lui è allibito, terrorizzato, e inizia a parlare nervosamente: «ve lo giuro, è la prima volta che vengo, lasciatemi andare». «Se prendiamo loro dobbiamo prendere anche voi», risponde un agente. Ma alla fine non sarà così. Il ragazzo si dispera, «sono di Roma, non posso credere che mi trattiate allo stesso modo che a quelli lì». Evidentemente è un discorso convincente. Si avvicina un signore in borghese che è lì a dirigere l'intera operazione. «Dottò, Capitano, Maresciallo, giuro che non lo farò mai più…». Si sbraccia, sembra un bambino appena messo in punizione dalla mamma. L'uomo in borghese si mostra irremovibile, ma si capisce subito che vuole solo dargli una lezione, e appena gli altri fermati – 7 persone, tutte straniere – non sono più a vista, lo lascia andare. A operazione conclusa vado dal signore in borghese, mi presento, «sono un giornalista e ho assistito alla scena. Perché avete fermato solo gli stranieri?», chiedo. La risposta è eloquente. «Portatelo via, identificatelo, e controllate – aggiunge guardandomi negli occhi – perché ha l'alito che puzza di birra». [...] Mi portano in due verso il ducato dove sono radunati gli stranieri, tenendomi strette le mani sulle braccia. Non mi era mai successo, prima, ed è una sensazione davvero sgradevole. «Questo per adesso è nell'elenco dei fermati» dice l'uomo alla mia destra, anche lui in borghese, ad un collega. Spalle alla camionetta, mani fuori dalle tasche, cellulare sequestrato. «Perché avete fermato solo gli stranieri?». L'uomo con la polo rosa, quello che mi stringeva da destra, mi risponde, anche se – dice – non sarebbe tenuto: «perché questi sono tutti irregolari». Balle, ho visto con i miei occhi la donna togolese dare il proprio permesso di soggiorno al poliziotto, prima. Ma non mi aspettavo certo una risposta veritiera. «Certo che non avevi proprio nient'altro di meglio da fare», dice con sprezzo uno degli agenti. «Ho fatto una domanda, voglio una risposta». L'uomo in rosa, che ha la mia carta d'identità e sta scandendo il mio nome per radio si gira verso di me, «hai finito di parlare?» grida. A quanto pare anche rispondere alle domande costituisce un grave errore, e infatti un terzo poliziotto, defilato fino a poco prima si indirizza a me dicendo «guarda che a fare così peggiori solo la tua situazione». Chiedo di sapere i loro nomi e gradi, come avevo fatto già con l'uomo in borghese al principio, convinto che per legge sia un loro dovere identificarsi. Un altro poliziotto – ma quanti ne ho attorno, quattro, cinque? – mi da la sua versione della legge. «Vedi qual è la differenza, è che io posso chiederti come ti chiami e tu non puoi chiedermi niente, chi comanda sono io». Un suo collega aggiunge: «certo, se lo vuoi mettere per iscritto è diverso, ma non te lo consiglio, la cosa si farebbe piuttosto scomoda». La minaccia mancava, in effetti. Interrompe la discussione l'uomo in rosa. «Luca!», e con la mano mi fa cenno di andare da lui. «Vuoi andare?» «Voglio una risposta alla mia domanda», insisto. «Non hai capito – si spiega – hai voglia di chiuderla qui questa storia o no?». «Non sono stupido, so quello che mi sta dicendo, ma io voglio la mia risposta». Mi accompagna lontano dal furgone, in piazza Trilussa. Davanti a me l'uomo che comanda l'operazione, quello dell'alito puzzolente. Mi chiedo se tornare da lui, ma mi rendo conto che nel gioco del muro contro muro il suo è molto più duro. Aspetto ancora in piazza, osservo l'operazione concludersi, fino all'istante i cui gli immigrati vengono caricati sul furgone che si mischia al traffico del lungotevere. Non c'è altro da fare, questa sera, se non raccontare in giro quello che ho visto. Questa triste deriva, quest'inverno italiano che avanza.
(21 giugno 2008)

martedì 17 giugno 2008

Il programma dei Giovani Democratici


Perché abbiamo costituito i Giovani Democratici?

Davanti a noi c'è un lungo cammino, tempo per molte iniziative, la necessità di darsi da fare. Un'utile e breve sintesi del programma del Coordinamento appena eletto, tratta dalla mozione a sostegno di Luca Corolli, coordinatore provinciale dei G.D.:
- Perchè i Giovani Democratici?
I Giovani Democratici sono uno strumento fondamentale per coinvolgere e far partecipare i giovani. Dobbiamo essere un organo attivo del PD, capace di fare proposte e di fornire una visione completa del mondo giovanile al nostro partito.

- Investire nei giovani, accrescere la partecipazione
L'Italia è un paese che soffre particolarmente la mancanza di ricambio generazionale all'interno delle forze politiche e delle istituzioni. L'elezione non è facilmente gestibile da un giovane, perchè deve apprendere troppo spesso da solo il funzionamento della macchina istituzionale con la quale devono lavorare. I giovani nel PD sono una risorsa fondamentale, pertanto se esso vuole proporsi come una forza realmente nuova dovrà appoggiarci e spendersi attivamente per la nostra formazione politica e culturale.

- Il coraggio di innovare e di ascoltare
Non si può più ragionare per ideologie contrapposte, il mondo attuale ci chiede risposte concrete a problemi reali. Una politica che chieda ai cittadini di seguire delle ideologie risulterà difficilmente una politica di successo, occorre stare vicini alle persone e subordinare le politiche ai desideri della popolazione, informandola adeguatamente e facendola partecipare nelle decisioni. Bisogna pertanto interloquire costruttivamente con le persone, per sanare quella difficoltà comunicativa che purtroppo caratterizza il centro sinistra. Ai giovani devono essere date opportunità di emergere, ma non gli devono essere regalati posti solamente "perchè giovani". Il PD deve coinvolgerci, e noi dovremo rendere conto delle opportunità a noi offerte.

- Problemi a noi vicini: famiglia e lavoro
I primi problemi con i quali deve scontrarsi un giovane che esce dal mondo dell'istruzione sono quelli di trovare un lavoro e di come poter mettere sù famiglia. I due problemi sono strettamente correlati: i posti di lavoro al giorno d'oggi sono principalmente precari, che non danno garanzie per il futuro, e nella nostra Provincia sono posti per lo più a bassa scolarizzazione, così chi ha molto studiato è spesso costretto ad emigrare, anche all'estero. Nella nostra Provincia occorre rivitalizzare il tessuto produttivo ed imprenditoriale attraverso la crescita dell'"economia della conoscenza". Anche la collaborazione transfrontaliera è un'importante fonte di opportunità che in questo senso si dovranno cercare di sfruttare.

- I grandi temi di oggi
Non solo le problematiche locali possono formare la coscienza critica di un giovane democratico, ma è necessario analizzare anche le problematiche nazionali e globali. Una visione critica ci è necessaria per analizzare compiutamente e sotto ogni diverso punti di vista e sfaccettatura i problemi dei nostri tempi, stimolando così le capacità di confronto, di sintesi e di mediazione. I principali problemi che abbiamo individuato essere di interesse per noi giovani sono quelli della parità tra i sessi, della laicità, quello inerente la questione energetica, che si lega con la questione del nucleare, dell'ambiente e dei rifiuti, il tema della sicurezza, il divario tra il Nord ed il Sud del mondo, i diritti umani troppo spesso violati, e la questione morale che risulta ancora irrisolta.

- Collaborazione sul confine
I Giovani Democratici non hanno paura delle sfide provenienti dal confine, anzi vogliono andare oltre le lingue e le ideologie che continuano a porre resistenze all'apertura dei confini. Non dovremo pertanto cercare collaborazione soltanto con le province confinanti di Trieste e di Udine, ma dovremo guardare anche al confine con la Slovenia come possibile fonte di opportunità e di cooperazioni.

- Comunicazione a misura di giovani
Dovremo intervenire frequentemente nel dibattito politico e culturale locale, e dovremo attivarci per realizzare un sito web, che non appaia troppo istituzionale ma che risulti interessante per i giovani, al fine di raccordare le nostre esperienze, mettere a disposizione materiali e proposte da noi realizzate e, soprattutto, di saper comunicare alle persone il nostro importante ruolo.

- Proposizioni politiche conclusive
I Giovani Democratici si attiveranno per:
  1. realizzare una consulta dei giovani provinciale, sosterranno la finalizzazione della consulta giovanile nel Comune di Gorizia,
  2. ricercheranno una maggiore espansione dei propri aderenti su tutto il territorio provinciale, ed effettueranno riunioni dell'assemblea e del coordinamento provinciale "itineranti" sul territorio provinciale,
  3. si propongono di ricercare soluzioni nuove per stimolare la partecipazione delle persone e dei giovani,
  4. cercheranno una maggior presenza e comunicatività con scuole ed università,
  5. si attiveranno per stimolare occasioni di formazione imprenditoriale,
  6. chiedono al PD sostegno, anche economico, e coinvolgimento,
  7. si auspicano la collaborazione ed il confronto con altre organizzazioni giovanili partitiche,
  8. agiranno per il raggiungimento degli obiettivi programmatici del programma dei Giovani per l'Unione redatto per le elezioni comunali di Gorizia nel 2007,
  9. si attiveranno per scongiurare il depotenziamento dei corsi universitari delle sedi distaccate sul territorio della Provincia di Gorizia.

lunedì 16 giugno 2008

Assemblea di Cormòns: eletto il Coordinamento provinciale GD


Nuova tappa nella costruzione del Partito Democratico nella nostra provincia. L’Isontino è, infatti, una delle prime realtà in Italia in cui sono nati e si sono organizzati i Giovani Democratici, il movimento giovanile del PD.

Si è svolta sabato 14 giugno alla Sala Civica di Palazzo Locatelli, a Cormòns, l’Assemblea costituente dei GD della Provincia di Gorizia. I lavori, inziati alle 10.30 e proseguiti fino alle 16.30, hanno visto la presenza, tra gli altri, del segretario provinciale del PD, Omar Greco, e del parlamentare Ivano Strizzolo. I giovani, tutti di età compresa tra 16 e 28 anni, hanno animato un articolato dibattito e costituito, durante la giornata, tre gruppi di lavoro, approfondendo i temi di “Scuola e università”, “Laicità e democrazia” e “La nuova classe dirigente”. Quest’ultimo tavolo ha visto la presenza dell’assessore comunale di Ronchi, Enrico Masarà, e dell’ex sindaco di Gorizia, Vittorio Brancati.



Il momento culminante dell’Assemblea è coinciso con l’elezione del primo Coordinatore provinciale dei Giovani Democratici, il goriziano Luca Corolli, che ha presentato all’Assemblea un’articolata mozione sui principali obbiettivi e valori del nuovo gruppo giovanile.

Questo invece è il Coordinamento provinciale, composto da sedici membri eletti:

Valentina Buran
Manuel Bernardel
Giulia Cragnolini
Marco Brandolin
Giulia Cristofoli
Francesco Cristin
Chiara Dall’Osto
Michele Di Lorenzo
Giulia Trevisan
Marco Fabozzi
Alice Zanon
Andrea Lucietti
Tommaso Milocco
Marco Rossi
Luca Tringali
Federico Vidic

Come Tesoriere provinciale è stato indicato Carlo Andrea Rojic, Addetti stampa sono Elena Mazza e Marco Magalini, mentre il Referente giovani amministratori del PD è Fernando Gradenigo. Referente per l'Università di Trieste è Federico Nastasi.
L’Assemblea ha anche eletto la Commissione provinciale di Garanzia, composta da Stefano de Fabris, Nicola Donda e Andrea Gradenigo.

Il nuovo Coordinamento rappresenta una platea di oltre quattrocento giovani che hanno votato alle primarie del PD nella nostra provincia, insieme ad un discreto numero di giovani amministratori locali, circoscrizionali e comunali operanti nel territorio. Il panorama è completato da un vivace nucleo di studenti fuori sede che hanno scelto le facoltà goriziane per i propri studi universitari. Il neonato gruppo giovani, tra l’altro, è già stato protagonista della recente visita di Veltroni a Gorizia, e di un’iniziativa su “Lavoro e sicurezza” con l’ex Ministro del Lavoro, Cesare Damiano.

«Abbiamo molti progetti in cantiere – ha dichiarato Luca Corolli (che è anche consigliere di quartiere a Straccis) – e il primo sarà seguire da vicino l’istituzione della Consulta giovanile a Gorizia. Vogliamo rendere i ragazzi protagonisti del proprio futuro – ha aggiunto –, e sin da subito cominceremo una serie di incontri itineranti nel territorio, proprio per coinvolgere quanti più giovani possibile».

E per finire... le foto dell'assemblea: