lunedì 10 novembre 2008

Come si vota

Con queste primarie si eleggono il segretario nazionale dei Giovani Democratici (direttamente: puoi scegliere tra i 4 candidati), l'Assemblea nazionale e quella regionale.

Si vota con il sistema della doppia preferenza di genere: in pratica, per ciascuna delle due Assemblee, hai la possibilità di esprimere due preferenze, una ragazza e un ragazzo. Non ci sono liste, quindi, scrivi semplicemente il cognome delle persone che vuoi siano elette.
In sostanza, potendo votare due persone per assemblea (purché di genere diverso) e due Assemblee, puoi votare fino a quattro persone!

Saranno elette le persone che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze, fermo restando il principio di parità di genere (ovvero saranno eletti metà ragazze e metà ragazzi).

Primarie dei Giovani Democratici il 21 novembre

Il 21 novembre nascono i Giovani Democratici.
Come? Con la partecipazione di tutti noi, che possiamo recarci nei seggi che saranno allestiti in tutta Italia e votare i nostri coetanei che si sono messi in gioco candidandosi a far parte dell'Assemblea regionale o di quella nazionale dei Giovani Democratici: sono questi organismi infatti che costituiranno il nucleo nascente dei Giovani Democratici, un movimento che, essendo alla nascita, ha infatti bisogno di darsi un minimo di organizzazione, diffondersi sul territorio nazionale. Ecco perché per prima cosa si è voluto creare questo momento di mobilitazione "dal basso" per eleggere un primo nucleo di ragazze e ragazzi.


L'Assemblea nazionale avrà il compito, una volta eletta, di decidere nome, simbolo e statuto dell'organizzazione, ma soprattutto si interfaccerà con il Partito democratico a livello nazionale. E visto che tanti giovani militanti democratici sono in prima linea nelle proteste per la difesa della scuola e dell'università pubbliche, possiamo immaginare che ci sarà anche tanto lavoro da fare "concreto". E speriamo sinceramente di riuscire a dare il nostro contributo per il rinnovamento della politica.


Le Assemblee regionali saranno invece organi molto operativi: essendo più piccole, potranno efficacemente prendere decisioni pratiche, avviare campagne politiche e aiutare le strutture già nate a livello provinciale.


Per saperne di più, scarica dal sito http://www.giovanidemocratici.org/ il Regolamento nazionale di queste primarie dei Giovani Democratici.

30 ottobre: la manifestazione a Gorizia

Anche a Gorizia lo scorso 30 ottobre una marea di studenti medi ha manifestato contro i tagli alla scuola pubblica. Con loro, decine di insegnanti, maestri elementari, genitori e bambini. Tutti insieme per difendere la scuola pubblica e il sistema della formazione dai tagli voluti dal governo di desta e dal ministro Gelmini.




Alcune foto della manifestazione studentesca del 30 ottobre (sopra), cui hanno partecipato diversi Giovani Democratici, in prima linea nell'organizzazione delle manifestazioni, e del sit in dello scorso venerdì 7 novembre davanti alla Provincia (sotto), conclusosi con un'Assemblea nella sala del Consiglio provinciale grazie al supporto del presidente della Provincia Gherghetta.

Il 25 ottobre dei Giovani Democratici


Anche un gruppo di ragazze e ragazzi dei Giovani Democratici di Gorizia è stato alla manifestazione nazionale del Pd al Circo Massimo a Roma lo scorso 25 ottobre. Alcune foto.












martedì 22 luglio 2008

La finanziaria di Tremonti mette in crisi gli atenei

Assemblee negli atenei. E Veltroni scrive a studenti e professori

E’ allarme. Il mondo accademico si mobilita e contesta la manovra economica messa in piedi dal governo Berlusconi che impone notevoli tagli al sistema universitario, tagli che incideranno pesantemente e che metteranno a rischio il prossimo anno accademico. Da Roma a Firenze, dal Friuli all’Emilia Romagna, i 1,4 miliardi tolti al Fondo di funzionamento ordinario per i prossimi cinque anni smuoveranno il fior fiore dei professori universitari italiani pronti a dare battaglia contro il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Oltre ai tagli il ministro ha anche previsto la possibilità che le università si trasformino in fondazioni private. Altro aspetto interlocutorio è il blocco del turn over: cioè fino al 2011 ogni 10 docenti che smetteranno di insegnare ne saranno assunti solo due. Nel 2012 invece saranno 5 su 10. Se si tiene contro delle cifre fornite dal rapporto 2007 del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, significa in sostanza una riduzione di oltre 7.200 unità, pari al 12% del corpo insegnante.
Il rettore dell’Università La Sapienza di Roma, Renato Guarini, ha indetto un’assemblea generale sul decreto 112 cui ha preso parte tutta la comunità universitaria, e che alla fine ha portato all’approvazione di una mozione per la sospensione delle misure riguardanti l’università. Inoltre, come si legge in una nota della Sapienza, il decreto Tremonti limita l’inserimento dei giovani ricercatori nell’organico universitario.
L’allarme lanciato dal mondo universitario denuncia chiaramente come la manovra metta in crisi il sistema universitario italiano, il modello e la missione delle università. Guarini durante l’assemblea ha auspicato la sospensione del decreto legge 112, ma docenti e ricercatori sono pronti ad astenersi dagli incarichi aggiuntivi e ad attenersi al lavoro ordinario, mettendo così a repentaglio un terzo delle attività didattiche. In discussione, come aggiunge ancora Guarini a nome anche degli altri rettori italiani in collegamento con l’assemblea, non sono solo i tagli ma il fatto che siano indiscriminati, e che come al solito si ripercuoteranno contro gli studenti, quelli meno abbienti, visto che i fondi andranno cercati altrove con il conseguente aumento delle tasse.
Dall’assemblea è emersa la volontà di indire quindi una grande protesta di tutti gli atenei perché i tagli colpiscono tutte le università pubbliche.
“Una norma di occulta privatizzazione dell’Università – non esita a definirla Manuela Ghizzoni capogruppo del Pd della commissione Cultura della Camera - poco chiara nei contenuti che non risolve i problemi dell'università, ma rappresenta l'obiettivo dell'esecutivo di disimpegnarsi dalla missione costituzionale di sostenere l'istruzione e la formazione di grado superiore". Una manovra depressiva incapace di far crescere il Paese - ribadisce ancora la Ghizzoni - che interviene su scuola, università e tutto il sistema della conoscenza e della ricerca con la sola preoccupazione di tagliare"
La mobilitazione degli atenei italiani è stata quindi condivisa pienamente dal PD che, come annuncia la Ghizzoni, darà vita ad un tavolo permanente di confronto sull'università".

martedì 15 luglio 2008

Raffaele, 18 anni

L'avevamo già detto a marzo, all'epoca del nostro incontro con il ministro del lavoro Cesare Damiano. A morire sui luoghi di lavoro sono soprattutto giovani, ragazze e ragazzi come noi. Spesso inesperti, perché la formazione costa, spesso precari. Eppure costretti a lavorare come gli altri, ed esposti al rischio come gli altri se non di più.

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Raffaele, 18 anni
di Walter Veltroni


Raffaele, diciott’anni ancora da fare, una vita onesta da operaio e un sogno da calciatore tenuto nel cassetto, è insieme un ragazzo come tanti e un eroe. Secondo le statistiche i morti sul lavoro sono qualcosa di più di tre ogni giorno, domeniche e Natale compresi.
Ormai ci vogliono le tragedie collettive, i sette siderurgici della Thyssen di Torino bruciati dall’olio bollente, o i sei poveri operai di Mineo morti asfissiati uno dopo l’altro in una cisterna avvelenata, per darci il senso dell’enormità di queste morti. Così Raffaele Chianese caduto dal quinto piano mentre stava istallando un condizionatore, per qualcuno sarà uno dei tre morti di sabato 12 luglio.
Per me ­ e credo per tantissimi con me ­ non è così. È un esempio, è una tragedia personale, è un lutto che tocca la nostra vita e la rende meno bella per mille motivi. Per la sua età, prima di tutto. Perché i minorenni uccisi sul lavoro sono ancora tanti, perché questa è una età di sogni e di speranze e Raffaele era tra quelli capaci di coltivarle queste speranze con amore e con fatica. Leggo che era il secondo di cinque figli di una famiglia «difficile», che da due anni viveva in un appartamento occupato a Scampia, nella «Vela rossa».
Le cronache da questo pezzo di Napoli sui giornali sono sempre le solite: vetri spezzati, tapparelle divelte, sotterranei scuri, un gran via vai di ragazzini in motorino. Vivere qui, scrivono, è sinonimo di pusher, sentinelle della camorra, spaccio. Raffaele no, per lui c’era la voglia di lavorare e di fare, sperando magari nell’ingaggio in qualche squadra di calcio a cinque. E il lavoro era diventato realtà da un paio di mesi con un contratto regolare: apprendista in un’azienda edile.
Contro i soldi facili e sporchi i soldi pochi e puliti, faticati lavorando sotto il sole nei cantieri o negli appartamenti da ristrutturare. Fino al tragico volo dal terrazzo di quell’attico di Casalnuovo: lavorava senza protezioni e senza esser legato, senza neppure il casco giallo in testa. Ma questo lo stabilirà un’inchiesta della magistratura.
Qualcuno ricaverà una morale a rovescio da questa storia. Dirà che in fondo tra soldi puliti e soldi sporchi non c’è gran differenza di pericolo e che i soldi sporchi sono tanti, ma tanti di più. Se vogliamo rendere onore a Raffaele dobbiamo fare il contrario. Trattarlo come chi ha fatto la scelta giusta, come chi ha davvero avuto il coraggio di mettersi a faticare (malgrado le tante delusioni dei lavoretti in nero che durano pochi giorni e non hanno futuro) per costruirsi una vita con le proprie mani. E farlo capire anche ai ragazzini della Vela rossa che hanno scelto l’altra strada. Ma dobbiamo anche lottare per mettere fine a queste morti ingiustificabili.
Gli strumenti, le leggi ci sono (e qualcuno nel governo attuale vorrebbe anche toglierle di mezzo perché le giudica troppo severe) si tratta allora di farle funzionare, di aumentare i controlli, di spiegare a tutti ­ anche alle minuscole ditte dell’edilizia ­ che gli incidenti si possono e si devono prevenire. È qualcosa che dobbiamo a Raffaele e a tutti gli altri che stanno appesi a un’impalcatura o in fabbrica.

lunedì 7 luglio 2008

Gorizia: ma quale coinvolgimento dei giovani?

Ecco il comunicato di Luca Corolli, inviato al "Piccolo" in seguito all'intervista domenicale del sindaco di Gorizia, Ettore Romoli.


Appare evidente che il sindaco di Gorizia, Ettore Romoli, cerchi ancora una volta di negare l'evidenza di fronte all'attuale rapporto tra la sua amministrazione ed il mondo giovanile Goriziano. Egli parla di "numerosi incontri con i rappresentanti giovanili", con i quali si sarebbe ipotizzata l'organizzazione di varie manifestazioni. Al momento, l'unica iniziativa giovanile che ho visto concretizzarsi grazie al sindaco è stato un video rap girato contro la sua ordinanza antischiamazzi, che va ricordato è stata effettuata senza dibattere prima con i giovani stessi i problemi che si è cercato - invano - di risolvere, mettendoli invece davanti al fatto compiuto.
Appare inoltre abbastanza chiaro che il sindaco non abbia ben letto la proposta inerente l'istituzione di una consulta giovanile, che già prevede cose che lui stesso auspica, come il fondamentale coinvolgimento delle associazioni orientate al mondo giovanile. Questa proposta contiene davvero ben poco di politico, ma tanto in favore dei giovani. Non volerla prendere in considerazione rappresenterebbe un'ulteriore prova di chiusura nei confronti del mondo giovanile Goriziano da parte del sindaco, che onestamente non so sul parere di "quali" giovani si basi per emettere a nome loro determinati giudizi riguardo la proposta sopra citata.

Luca Corolli
Coordinatore dei Giovani Democratici della Provincia di Gorizia