venerdì 22 febbraio 2008

La classe operaia ha lasciato il posto alle persone

Ogni tanto, come avete visto... proponiamo articolo e interventi apparsi sulla stampa e che possono fare da stimolo di riflessione.
Di seguito un intervento d Andrea Ranieri, responsabile dell'area Sapere del Pd, un passato in CGIL, che ripercorre le evoluzioni della classe operaia, della lotta sindacale e della questione del lavoro in Italia.


La classe operaia ha lasciato il posto alle persone e ora il mondo del lavoro deve darsi nuove regole
di Andrea Ranieri


Nella saletta riunioni della CGIL c'erano due grandi fotografie, piene all'inverosimile di persone che partecipavano ad una manifestazione sindacale. La prima foto era del gennaio '79, con Luciano Lama il giorno dopo l'assassinio di Guido Rossa. La seconda era del '95, lo sciopero contro il governo Berlusconi.
Le inquadrature erano simili. Bisognava avvicinarsi per vedere la differenza. Quella che passa tra una piazza di operai in tuta, prevalentemente maschi, di mezza età, di razza bianca, e una piazza di mille colori diversi, con tanti giovani e tanti anziani e tante, tantissime donne.
Quando guardavo quelle foto, da segretario (provinciale, ndr) della CGIL, provavo insieme l'orgoglio del sindacalista che quella crisi aveva accompagnato, mantenendo intatte la forza e ela capacità di mobilitazione del sindacato, e insieme la preoccupazione di quella nuova sfida, migliaia di lavoratrici e lavoratori, diversi l'uno dall'altro, e che si aspettavano dal sindacato la tutela e il riconoscimento delle loro diversità. Se saremo cioè stati capaci di passare dalle classi alle persone.
[...]
Ripensare cioè, tramontata la classe, anche gli operai come persone.
E' il lavoro più difficile, per tanti versi ancora da fare. La classe era comoda da pensare da parte della cultura della sinistra. Era quella che liberando se stessa avrebbe liberato se stessa. Ed era facile, quindi, pensare anche il mondo.
[...]
Il mondo nuovo, se non sa darsi nuove regole, se non genera un nuovo patto sociale, provoca l'accentuarsi delle disuguaglianze. E aumentano l'insicurezza e i rischi del lavoro operaio. Sia nel proprio futuro - la stabilità del posto, la certezza della propria pensione - sia nel futuro: il crescere intollerabile degli incidenti e delle morti sul lavoro. [...]
Il Secolo XIX, 13 febbraio 2008

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