di Federico Vidic
Questa tornata elettorale, politiche e soprattutto regionali, ha chiuso un ciclo. Un'epoca è terminata anche a Gorizia e nella sua provincia, un'epoca che era cominciata nel 2002, con la straordinaria vittoria del centrosinistra nel capoluogo. Dalla conquista del municipio, alle regionali dell'anno seguente, fino al (risicato) ritorno di Prodi al vertice del Paese, Gorizia è stata l'apripista di un processo che è poi proseguito all'inverso, quando Romoli ha spianato a Tondo la strada per Piazza Oberdan, assieme all'ondata Silvio-Umberto, di nuovo installati a Palazzo Chigi.
Il capoluogo isontino si trova, suo malgrado, ad anticipare le tendenze più profonde della politica regionale e nazionale. Qui si sono sperimentate formule e progettualità innovative, che hanno poi trovato ampio spazio ai livelli più alti - non dimentichiamo che già Brandolin nel 1997 e Rupeni nel 1998 proponevano agli elettori delle liste unitarie dell'Ulivo! Scelte lungimiranti, senza le quali sarebbe insensato immaginarsi tutte le tappe successive, che hanno condotto all'elezione di Brancati al Comune e di Illy alla Regione.
Abbiamo di fronte a noi, quindi, tre anni di lavoro, prima della scadenza più vicina, quella delle Provinciali 2011 (tralasciando le Europee del prossimo anno). Un triennio impegantivo, che non può risolversi nel vivacchiare intorno alle residue istituzioni governate (i diversi Comuni e la Provincia), aspettando gli eventi. E' necessario fin da subito riflettere sulle cause profonde della "stagnazione" e del regresso del centrosinistra. Immaginare non solo le formule elettorali (Pd da solo o coalizione larga, rapporti con l'Arcobaleno, le Civiche, l'Udc addirittura). Ma soprattutto ricostruire un progetto culturale. Sottolineo questo aspetto. Oggi non si capisce qual è la proposta realmente alternativa rispetto al "berlusconismo" imperante. Un uomo, un messaggio (anti-)culturale che continua a vincere da quasi quindici anni, che sembra aver permeato di sé una larga, e tendenzialmente maggioritaria, fascia del nostro Paese. E che a Gorizia e nel grosso della Destra Isonzo non pare aver concorrenti.
La novità, e il "campanello d'allarme" che finalmente risuona chiaro a tutti, è che lo sfondamento è avvenuto anche nel Monfalconese. Tondo è cresciuto di molto, rispetto al risultato di Alessandra Guerra, anche nella città dei Cantieri. L'unico consigliere comunale della Rocca è Razzini, della Lega Nord. Questo messaggio, unito alla totale perdita della rappresentanza regionale diretta del Cormonese e del Gradiscano (mi riferisco al dato politico e non normativo... vedi la vicenda Brandolin), sono altrettanti segnali di forte pericolo per la nostra Provincia.
Per quanto in particolare riguarda la città di Gorizia, non si può sfuggire da questa constatazione: il progetto politico che prevale nel capoluogo è diverso da quello di (gran?) parte del territorio. Vittoria Pdl-alleati, 2000 e passa preferenze per Valenti (che poco raccoglie oltre l'Isonzo e il Vipacco), marginalizzazione politica ed organizzativa delle forze di opposizione. Dove ci può portare un tale scenario?
Innanzitutto, serve un forte studio, quotidiano e per questo faticoso, dei problemi della vita comune, delle famiglie e delle imprese, delle fasce di età e delle condizioni territoriali. Non isolando il mirino al livello di esistenza minimale, ma sapendolo coniugare con le grandi prospettive strategiche che il centrosinistra ha ben chiare e che non vanno abbandonate (integrazione transconfinaria, euroregione, sviluppo infrastrutturale sostenibile, differenziazione economica). Le scorciatoie, come ad esempio il mito della cosiddetta "società civile", che doveva supplire ai deficit - cognitivi e culturali - del personale dei partiti, sono tutte fallite miseramente. Serve un impegno pesante e continuativo, una crescita delle competenze che non nasce dal nulla.
In secondo luogo (e di conseguenza), occorre rifondare le strutture di partito in più stretta aderenza con gli amministratori, evitando certamente i conflitti di interesse e/o attribuzione fra livello politico ed istituzionale, ma evitando la "forbice" che si è allargata fra questi negli ultimi anni. E che ha portato ad una progressiva incomprensione delle reali aspettative della popolazione. Per questo, è imprescindibile anche un riequilibrio della rappresentanza, su base territoriale, di consenso e di competenze.
Ulteriore riflessione riguarda la differenziazione dell'offerta politica. In questo senso, si è dimostrata vicente la presenza dell'Italia dei Valori accanto al simbolo del Pd. Per intercettare fasce di elettorato che esprimono un disagio verso la politica "tradizionale", fatta di partiti e istituzioni portati alla sintesi, e per non disperdere un voto fondamentale in vista del governo del Paese (un ruolo analogo a quello svolto dalla Lega nel campo avverso). Occorre riflettere su quanto possa eventualmente svilupparsi (o anche costituire un pericolo) questo mix tra sintesi e particolarismo nelle alleanze.
Da ultimo, i responsabili politici ed istituzionali del centrosinistra devono innovare radicalmente il proprio rapporto con la comunicazione. Saper "vendere la propria merce", i buoni risultati conseguiti nelle amministrazioni. Forse è questo l'aspetto che ha risaltato più drammaticamente in negativo, sia per quanto riguarda il Governo Prodi che la Giunta Brancati. Un aspetto, però, che pur indispensabile rimane accessorio, come testimonia la parabola di Illy, in questo l'unico vero "comunicatore" nel nostro campo.
Una nuova classe dirigente, un progetto culturale coerente e credibile, reale espressione del "territorio" (inteso come realtà complessa di cittadini, comunità locali, imprese, reti). Questa è la sfida che solo il Partito democratico può raccogliere. Può farlo per il patrimonio storico-civile che vi ha trovato dimora, per la "massa critica" di circoli, militanti ed elettori. Per la forte presenza di amministratori. Per l'interesse dimostrato dai giovani.
Il messaggio democratico potrà raggiungere i suoi destinatari solo se sarà vero interprete di questo forte progetto culturale. Per ottenere ciò serve ancora tempo. L'unica risorsa che non scarseggia, ma che non va sprecata.
sono d'accordo sul grosso dell'analisi, la prima colpa del Pd è stata dare per scontati i problemi specifici di ogni zona (dal nord, alla provincia di gorizia...)
RispondiEliminaStef
Ho letto solo metà e vi prometto che leggerò tutto domani per discuterne con calma, devo svegliarmi presto e quindi devo staccare.
RispondiEliminaSolo una precisazione che ritengo necessaria: alle regionali il voto a Monfalcone è stato
Tondo
Somma voto solo partiti)=5899 (46.48%)
(voto con candidato)= 7895 (47.95%)
Illy
(Somma voto solo partiti) = 6792 (53.51%)
(voto con candidato) = 8569 (52.05)
Silvia Altran la più votata in città con 911 preferenze contro le 319 di Razzini (cui faccio i miei auguri di buon lavoro)
Un saluto PAolo F. Monfalcone (non volevo essere campanilistico ma il dato in articolo è errato e volevo segnalarlo). Per la cronaca alle politiche camera e senato siamo sempre avanti al PDl (e al Pdl + lega)
PS. mi riprometto di ritornare quanto prima sul blog ciao a tutti
in effetti mi pareva di ricordare anche a me che aveva vinto Illy... ma è sempre meglio far correggere ai lettori... come dire... la peer review applicata alla politica
RispondiEliminaMarco/Webmaster
In effetti a Monfy Illy aveva preso il 64,5% e oggi è al 52%, Guerra al 33% e Tondo al 48%... Niente male come sbrissada!
RispondiEliminaHasta luego amigos,
Mario B.
Ciao, mi trovo particolarmente d'accordo con le riflessioni di Paolo. Non credo sia utile banalizzare, semmai trarre alcuni spunti da un ciclo che si è concluso... per aprirne un altro. La sfida che mi piacerebbe il Pd affrontasse è quella di non rassegnarsi agli stereotipi (Gorizia forzista, Mandamento "rosso"): ogni elezione fa caso a sé. In più ci sono dei piccoli esempi nel capoluogo di come certe zone storicamente "moderate" siano diventate più ricettive per il csx - vedi la circoscrizione Madonnina, dove la Dc faceva 11 consiglieri su 12 e dove oggi il Pd è primo partito (meglio dell'ex Ulivo).
RispondiEliminaA presto!
Federico
... vedo che è il concetto di cui si parlva una di queste sere... si è chiuso un ciclo. Ricordi quello che diceva Enrico Letta? La morte nera e guerre stellari... tutto al contrario il filotto comune regione governo. Ora possiamo solo perdere la provincia... Fede
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RispondiEliminaPiuttosto che un PD del Nord, hai ragione tu, è meglio approfittare dell'Italia dei Valori. Hanno guadagnato tutto dall'alleanza con Veltroni, inoltre Grillo gli ha fatto mezza campagna a gratis (come alla Lega)... Ma durerà? Ciao, Car
RispondiEliminaSiamo in molti però a pensare che non si sa davvero cos'è il pd, che messaggio "culturale" può mandare un partito senza un'identità? adesso poi che la sinistra-arcobaleno è stata cancellata dal parlamento, siamo noi l'estrema sinistra del sistema?? spero che non sia così, se no finiamo ancora più marginali.
RispondiEliminasaluto a tutti, Luca
Francesco, tocchi davvero alcuni punti molto importanti...
RispondiEliminaa) i nostri eletti - in effetti una cosa che spesso è mancata è il rapporto tra i nostri eletti e la base. In un partito che si definisce "democratico" ma che, soprattutto, è privo di una precisa identità (giustamente lo sottolinea Luca...) e deve per forza, secondo me, trovarla dal confronto con la propria base (piuttosto che dal "cencellum" tra varie, superate, identità), il rapporto con la base è fondamentale.
Peraltro soprattutto così riusciremo a dare davvero anche al singolo elettori l'impressione che il Pd sia il tramite con cui portare nell'arena politica le proprie esigenze concrete.
b) giunta Illy - anche qui son d'accordo con Francesco... la giunta Illy è stato troppo chiusa nel suo recinto. In particolare, gli stessi militanti di base non erano a conoscenza di quanto fatto, perché per 5 anni non si è ritenuto necessario illustrare e spiegare i singoli provvedimenti approvati: un peccato perché poi è difficile che un militante riesca a spiegare al singolo cittadino peché votare Pd se non è in grado di spiegare cosa è stato fatto in cinque anni. Per giunta, rendiamoci conto che non basta ristrutturare la spesa regionale, sostenere le imprese, stendere fibre ottiche e via dicendo... ka gente si attende misure che impattino direttamente la sua vita: riduzione dei tempi d'attesa per esami clinici, maggiore efficienza dei servizi di collocamento, meno burocrazia, ... in molti di questi settori siamo stati assai lacunosi... urge una seria autocritica!
Gherghetta sta rovinando con l'insipienza l'ente provincia, secondo l'opinione di molti dipendenti e dirigenti politici di centrosinistra, passati e presenti. Se è davvero lui l'ultima risorsa del Pd provinciale, è meglio cambiare mestiere. Subito. Attenti a farne una bandiera!! Saluto a tutti, Gianni di Gorizia
RispondiEliminaCiao!! Anke i giovani devono rimboccarsi le maniche, diamo noi il buon esempio! Ci troviamo presto, ok?? Ciao! GIULI
RispondiEliminaE' ora di far sentire la propria voce, ci sono tanti ragazzi che hanno votato alle primarie del PD e ci hanno creduto: dove sono adesso? Battete un colpo!
RispondiEliminaIl Pd, in altri termini, ci sembra ancora un progetto incompiuto. Riflette una domanda diffusa. Ha raccolto un ampio sostegno sociale. Riscuote attenzione e curiosità, nei settori moderati e di sinistra. Una "novità" attraente, ma "vecchia" dal punto di vista del gruppo dirigente. Nazionale e ancor più locale. Dove i giovani, le donne, i lavoratori, gli imprenditori, insomma, i "nuovi", quando si affacciano alla politica trovano porte strette. La strategia di marketing, utilizzata da Veltroni per forzare questo limite attraverso candidature simboliche (il piccolo imprenditore, la giovane ricercatrice, l'operaio ecc.), alla fine, si è scontrata con una realtà "radicalmente" (= alla radice) diversa. Dove prevalgono i "vecchi", non solo e non tanto per età. Ma per mentalità e carriera.
RispondiEliminaD'altronde, i leader del Pd - grandi e piccoli, centrali e locali - sembrano impermeabili a ogni mutamento di sigla, a ogni cambio d'epoca, a ogni sconfitta. (e, sia chiaro, non ci riferiamo a Veltroni). Insensibili al crollo dei muri, delle ideologie e dei partiti. Altrove, negli Usa e in Europa, abbiamo assistito, in questi ultimi anni, al "ritiro" di figure come Gore, Kerry, Schroeder, Aznar, Gonzales, Blair. Battuti di poco. A volte, neppure. In Italia, salvo Prodi (l'unico, peraltro, ad aver vinto una elezione e mezza contro il Cavaliere), nessuno si dimette; nessuno paga le sconfitte subite in città e regioni importanti.
(Ilvo Diamanti, http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/politica/partito-democratico-16/id/id.html)