domenica 18 gennaio 2009

Gaza

In queste ore i morti palestinesi hanno superato il migliaio, pare che il piano israeliano abbia raggiunto la sua fase finale, cosa che certamente non da ragione di credere che il numero dei morti si fermerà.

La vicenda tra israeliani e palestinesi e assai contorta, e a ben guardare non si può dire che nessuno abbia manifestatamente torto. I morti ci sono da una parte e dall'altra, da un lato muoino sotto le bombe e dall'altro lato saltano in aria sugli autobus o nei mercati.

Umanamente non si può onestamente pensare di dare ragione ad una sola parte, anche se le proporzioni stanno a 900 palestinesi uccisi contro 10 israeliani, i morti sono tali ovunque e non ha senso mettersi a fare i conti sulle sofferenze di chi è in lutto. Politicamente, la soluzione al conflitto passa certamente dall'esclusione della rabbia cieca che ha portato alla guerra, all'intervento sproporzionato dell'operazione Piombo fuso israeliana, ed anche dall'estromissione della religione in questa vicenda. Eliminando questi due fattori, fermando immediatamente questo massacro, si potrà immaginare un futuro di pace per due popoli che hanno il diritto ad avere uno Stato. Senza fare questo, realistiacamente, non c'è speranza di credere che la situazione possa trovare un'evoluzione: alle manifestazioni che vediamo in televisione, continuamenti vengono inquadrati bambini e ragazzini che gridano per esprimere la loro rabbia, si crea un circolo vizioso per cui le generazioni nuove crescono con l'odio e la paura ereditate dalle precedenti-qui chi non terrorizza, si ammala di terrore-e il ciclo di violenza inutile continua da ormai sessant'anni.

Noi, qui dalla nostra posizione di comodità ed agio, possiamo ed abbiamo il dovere di tenerci informati e cercare di razionalizzare, rendere logica una vicenda che oggi ha fatto fin troppe vittime per continuare ad essere sottaciuta.

di F. Nastasi

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